Con l’arrivo dell’estate, aumenta l’esposizione della pelle ai raggi solari. La pelle rappresenta una barriera rispetto agli agenti esterni e, grazie alla melanina, protegge l’organismo dagli effetti dannosi dei raggi UV. Nelle persone affette da vitiligine, la melanina è assente nelle aree interessate dalla malattia e l’esposizione al sole diventa un vero e proprio problema. Quali sono le precauzioni da adottare in questa stagione?
Ne abbiamo parlato con la drssa Viviana Schiavone, dermatologa di Humanitas Gradenigo, vice Presidente AIDA (Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali).
Vitiligine: cos’è e quali sono le cause
La vitiligine è una malattia depigmentante infiammatoria cronica della cute caratterizzata dalla comparsa di chiazze ipoacromiche o acromiche, causata della perdita dei melanociti, le cellule che producono la melanina L’origine della vitiligine è ancora oggetto di studio, ma tra le cause maggiormente accreditate vi è quella autoimmune, ossia una risposta abnorme del sistema immunitario che attacca i melanociti. Alla comparsa e/o alla progressione della malattia possono associarsi anche fattori ambientali e stress
La vitiligine interessa circa lo 0,5-2% della popolazione mondiale, nel 50% dei casi insorge prima dei 20 anni e non presenta differenze tra i due sessi. Questa patologia può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, determinando una forte insicurezza sociale e relazionale nel soggetto. Talvolta un adeguato supporto psicologico può rappresentare un valido aiuto.
Quali sono i sintomi e le tipologie di vitiligine?
La perdita di melanina genera la conseguente comparsa di chiazze ipo-apigmentate sulla pelle, il segno più conosciuto della vitiligine. L’aspetto delle macchie è facilmente riconoscibile: l’area centrale, infatti, risulta più chiara del resto della cute, tende al bianco e i bordi delle chiazze possono presentarsi frastagliati o lisci. La cute dell’area circostante la vitiligine, può inoltre essere iperpigmentata.
La forma di vitiligine più comune (90% circa dei casi) è quella definita non segmentale, caratterizzata da chiazze simmetriche su entrambi i lati del corpo che tendono a progredire. Essa si manifesta nella maggior parte dei casi su occhi, bocca, gomiti, braccia, mani, genitali, ginocchia e piedi.
La seconda forma, invece, quella segmentale, più comune nei bambini e nei giovani adulti, si sviluppa su un solo lato del corpo e generalmente non è progressiva. Anche lo sbiancamento di capelli, sopracciglia, ciglia e barba in soggetti giovani, così come delle mucose di naso e bocca, o alterazioni del colore della retina, può indicare la presenza di vitiligine.
In presenza di chiazze sospette è consigliabile una visita dermatologica per una diagnosi precoce e l’impostazione di una terapia appropriata
Come proteggersi dal sole: le precauzioni consigliate
Le aree colpite dalla vitiligine sono più sensibili alle scottature, per questo motivo è consigliabile
- proteggere la pelle con creme solari ad alto fattore protettivo (SPF 50+), riapplicando il solare ogni due ore, dopo il bagno o dopo intensa sudorazione
- evitare l’esposizione diretta al sole soprattutto nelle ore centrali del giorno (tra le 11 e le 16)
- indossare cappelli, occhiali da sole ed indumenti protettivi
Ma i raggi UV non sempre devono essere visti come nemici della vitiligine perché l’esposizione solare, se la pelle è adeguatamente protetta con una crema ad alta protezione, in alcuni casi può essere benefica. Se la malattia è in fase quiescente, i raggi UV potrebbero addirittura aiutare la ripigmentazione della pelle, ma, se il soggetto è nella fase infiammatoria, questi potrebbero aumentarne l’aggressività. L’obiettivo non è evitare il sole, ma esporsi in modo corretto e sicuro; favorire la ripigmentazione rientra in un percorso terapeutico stabilito dal dermatologo
Quali sono i possibili trattamenti?
Negli ultimi anni si è assistito ad importanti progressi nel trattamento della vitiligine, l’obiettivo è arrestare la progressione della malattia e favorire la ripigmentazione cutanea. A seconda della fase della malattia e alla sua estensione, è possibile impiegare approcci topici e/o sistemici
- corticosteroidi topici: per forme localizzate e di recente comparsa, per la durata massima di 4 mesi;
- inibitori della calcineurina (tacrolimus e pimecrolimus) in crema: utilizzati in particolare su aree sensibili, come viso ed occhi, dove l’uso del corticosteroide è controindicato;
- ruxolitinib: inibitore della Janus Chinasi (JAK 1 e JAK 2) in crema al 1,5%, approvato dall’EMA nel 2023 e dispensato dal SSN; agisce bloccando l’infiammazione che distrugge i melanociti. Può essere utilizzato in caso di vitiligine non segmentale del volto in pazienti di età superiore ai 12 anni, che interessi dal 3% al 10% della superficie cutanea;
- fototerapia con UVB a banda stretta: per forme estese e progressive. Può essere ad uso ambulatoriale o domiciliare, mediante lampade consigliate dallo specialista;
- laser ad eccimeri: per forme localizzate, anche in associazione con terapie topiche. Agisce esclusivamente sulle aree depigmentate rilasciando una dose di raggi UVB mirata e ad alta intensità;
- vitamina D: come molte altre patologie autoimmuni, anche la vitiligine è associata a bassi livelli di vitamina D, 2 pazienti su 3 ne sono carenti. Non è stata dimostrata una correlazione diretta tra carenza di vitamina D e gravità della vitiligine, mentre é stato osservato che la supplementazione di vitamina D in pazienti carenti con vitiligine ha portato a una diminuzione delle dimensioni delle lesioni dopo 6 mesi di trattamento rispetto a pazienti che hanno ricevuto solo terapia corticosteroidea topica;
- microbiota intestinale: nei pazienti con vitiligine si è osservata spesso una condizione di disbiosi intestinale, intervenire sul microbiota significa agire a monte del processo immunitario. Fondamentale introdurre probiotici specifici, in grado di agire sul sistema immunitario e sulla barriera intestinale;
- JAK inibitori sistemici in compresse: l’approvazione in Europa è attesa per il 2027-2028. L’indicazione è per casi di vitiligine >10% della superficie corporea
In conclusione, è importante sottolineare che, benché non esista ancora una cura definitiva, in molti casi, le terapie consentono di ottenere una significativa ripigmentazione, migliorando la qualità di vita del paziente. Per ottenere i migliori risultati è fondamentale che il percorso sia personalizzato e seguito nel tempo dal dermatologo.

