Il dottor Luigi Sabatini da tre anni in Humanitas Gradenigo dopo un pregresso al CTO di Torino, è Direttore di Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia e responsabile dell’Ortopedia Protesica, Robotica e Mininvasiva.
Quante protesi impiantate ogni anno?
«Nel 2025 un migliaio, circa il 60% sono protesi di ginocchio. Siamo Centro di riferimento europeo per l’utilizzo di un sistema di realtà aumentata e Centro di riferimento italiano per la tecnica di allineamento cinematico nella protesica di ginocchio, e uno dei Centri con maggiore esperienza nell’utilizzo di una protesi dedicata nata per l’allineamento cinematico».
Allineamento cinematico?
«Una nuova tecnica chirurgica personalizzata sul paziente che ha l’obiettivo principale di ripristinare la biomeccanica e l’anatomia originaria del ginocchio prima dell’artrosi, rispettando i legamenti nativi e cercando una sensazione articolare più naturale».
La Chirurgia protesica per il ginocchio è in aumento: le cause?
«Dal progressivo invecchiamento della popolazione a traumi sportivi in giovane età, che portano ad un invecchiamento precoce del ginocchio».
Al netto dello sport, cosa determina il logoramento del ginocchio?
«Carichi, talora dovuti a sovrappeso, traumi. C’è anche una componente di ereditarietà».
Quanto pesano le nuove tecniche?
«Aumentano sia i primi impianti che le revisioni. Oggi non solo si impiantano le protesi in pazienti più giovani ma si sostituiscono quelle già in uso e che presentano problematiche: quindi pazienti non soddisfatti che continuano a presentare dolore o limitazioni funzionali nelle attività quotidiane».
Cosa è cambiato tra il prima e il dopo?
«Quando è nata la chirurgia protesica di ginocchio il problema era la sopravvivenza della protesi, venivano posizionate per farle durare venti-trent’anni. Oggi è cambiato tutto. La durata: grazie al processo di sterilizzazione del polietilene il fallimento per usura è ormai poco probabile. La procedura: l’utilizzo di nuovi disegni protesici e il modo di impiantarle, nuovi allineamenti e nuove tecnologie. Non ultimo, l’aspettativa dei pazienti: non vogliono soltanto una protesi che duri, ma performante, cioè che permetta una vita normale senza limitazioni e per i pazienti più giovani che consenta una ripresa di alcuni sport».
«Fino a dieci anni fa i pazienti soddisfatti erano solo l’80%, un risultato non ottimale in Chirurgia; e il 50% presentava sintomi residui con alcune limitazioni funzionali. Oggi i pazienti non pienamente soddisfatti e con sintomi residui sono meno del 10%».
Insomma: sono venuti meno i fattori che portavano ad una minore soddisfazione della protesica del ginocchio rispetto, per esempio, a quella dell’anca.
«Quella dell’anca funziona in modo ottimale da più di vent’anni, il 97 per cento dei pazienti è soddisfatto. Quella del ginocchio è più complessa: per l’impiego del ginocchio e per la sua biomeccanica articolare. L’obiettivo è riprodurre con la protesi il movimento naturale del ginocchio».
Il valore aggiunto delle nuove tecnologie?
«Robot, realtà aumentata, nuovi allineamenti e nuovi disegni protesici hanno aperto un nuovo modo di posizionare la protesi: ogni chirurgo sceglie un determinato allineamento e la tecnologia per raggiungere lo scopo. Sapendo che, in ogni caso, è sempre lo specialista che sceglie la strada e guida la macchina».
Esistono interventi che anche ora riescono meglio con le tecniche tradizionali?
«Per la protesi totale del ginocchio uso nell’80% dei casi una tecnica moderna, ma manuale con “il calibro”, per il restante 20 una tecnica robotica/computer assistita, mentre per le protesi parziali l’impiego del robot è del 100 per cento».
In tutti i casi, migliorano i tempi di recupero?
“Grazie all’introduzione nella struttura del protocollo multidisciplinare ERAS (Enhanced Recovery After Surgery), il paziente più giovane e attivo rientra al domicilio dopo tre giorni e i tempi di recupero in generale continuano ad accorciarsi per tutti i pazienti».

