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Tumori del seno e del colon-retto: in Piemonte si sopravvive di più

I numeri dell’Airtum indicano una sopravvivenza a cinque anni superiore al resto d’Europa «Merito di diagnosi precoce e terapia nonché del lavoro della Rete oncologica regionale», osserva il dottor Alessandro Comandone, responsabile dell’Oncologia di Humanitas Gradenigo.

 

Tumore della mammella e tumore del colon-retto: in Piemonte la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi risulta superiore alla media nazionale ed europea. «E’ la dimostrazione del valore dell’organizzazione della Rete oncologica regionale – osserva il dottor Alessandro Comandone, responsabile dell’Oncologia di Humanitas Gradenigo -: linguaggi e protocolli comuni, expertise e professionisti di alto livello hanno consentito un miglioramento costante che sta elevando il tasso di curabilità e trattamento dei pazienti oncologici del Piemonte al livello dei migliori Paesi d’Europa».

Il dottor Comandone ha dato il proprio contributo al lavoro che l’Airtum (Associazione italiana dei registri tumori) realizza annualmente per aggiornare le statistiche relative alla diffusione dei tumori in Italia. «La sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore – spiega – rappresenta uno degli indicatori principali per valutare l’efficacia del sistema sanitario e la gravità della malattia. Lo studio annuale di Airtum si rivela prezioso perché ci fa sapere attraverso i numeri quali sono le neoplasie che devono essere investigate e migliorate più di altre».

Mammella e colon-retto consegnano numeri confortanti al Piemonte. «Per quanto nella donna rappresenti ancora la prima causa di morte e avversità della vita – afferma il dottor Comandone -, il carcinoma della mammella registra oggi una sopravvivenza a cinque anni dell’85,5 per cento, addirittura superiore a quella europea (81,9 per cento) e nord europea (84,7 per cento)». Una percentuale che sale all’87,7 per cento nelle donne di età inferiore ai 45 anni, è dell’89,3 per cento in quelle di età compresa tra i 45 e i 54 anni e ammonta all’87,7 per cento in chi si trova tra i 55 e i 64 anni. «I numeri del tumore alla mammella ci dicono anche di una costante tendenza alla riduzione della mortalità – continua il dottor Comandone – che ogni anno in Piemonte scende dell’1,4 per cento».

Percentuali in costante evoluzione anche per il tumore del colon-retto. Oggi la sopravvivenza a cinque anni è del 60,8 per cento per il tumore del colon e del 58,3 per cento per il tumore del retto: meglio dell’Europa che si attesta rispettivamente al 55,8 e al 50,7 per cento e molto vicina al modello nord europeo che esprime percentuali del 59 e del 59,5 per cento. «In Piemonte le percentuali salgono al 63,9 e al 62,3 per cento quando ci troviamo di fronte a pazienti giovani – precisa il dottor Comandone -, mentre quelli più anziani pagano la diagnosi tardiva legata alla resistenza nel comunicare i propri problemi intestinali. Ecco perché c’è ancora molto da fare in termini di educazione sanitaria».

La diagnosi precoce e la terapia sono gli strumenti che hanno permesso tali miglioramenti in termini di sopravvivenza: «Gli screening per il tumore della mammella e del colon-retto hanno permesso ai pazienti di essere curati con maggiore efficacia, grazie anche all’azione dei nuovi farmaci a bersaglio molecolare che hanno migliorato la terapia oncologica», aggiunge il dottor Comandone. Sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi significa mettersi alle spalle il periodo più critico, caratterizzato anche da esami di controllo molto ravvicinati.

Delle future terapie oncologiche e di un approccio sempre più personalizzato per ciascun singolo tumore si è parlato a inizio giugno a Chicago nell’ambito dell’Asco, il simposio internazionale organizzato dall’American Society Clinical Oncology che quest’anno ha richiamato oltre 26mila iscritti provenienti da tutto il mondo. «S’è parlato in particolar modo di immunoterapia – rivela il dottor Comandone -. Oltre che per il melanoma, in modo lento ma costante si tratta di una terapia che si sta cominciando a utilizzare anche per i tumori di rene, vescica e polmone». E molta attenzione è stata dedicata anche alla fase pre-clinica che prevede l’analisi del genoma: «Nel giro di un mese e mezzo siamo ormai in grado di ottenere l’intero profilo genetico del paziente e di individuare sequenze geniche che possono diventare il nostro bersaglio perché specifiche di una neoplasia – prosegue -. Purtroppo i tumori sono estremamente fluidi e hanno una grossa capacità di mutazione che può in molti casi vanificare i nostri sforzi terapeutici fino a rivelarsi impossibile da contrastare». Ma il futuro della terapia oncologica passerà comunque da qui: «E’ l’esigenza della personalizzazione della cura che l’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, indicò nel 2014: identificare non solo più la malattia, ma anche le caratteristiche della malattia e quelle genetiche del soggetto. A oggi si registra ancora un’enorme sproporzione tra il lavoro di ricerca e la sua ricaduta pratica – conclude il dottor Alessandro Comandone -. Seppur lunga la strada ci porterà a distinguere sempre più come la malattia tumorale abbia origini genetiche».