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Tumore della prostata: sintomi, diagnosi e trattamento

Il tumore della prostata è una delle neoplasie più frequenti nella popolazione maschile, soprattutto dopo i 50 anni. Nonostante la sua diffusione, oggi è una malattia sempre più curabile grazie ai progressi diagnostici e terapeutici.

Ne parliamo con il dottor Emmanuele De Luca, oncologo della Struttura Complessa di Oncologia di Humanitas Gradenigo.

Cos’è il tumore della prostata?

Il tumore della prostata origina dalle cellule della ghiandola prostatica, un piccolo organo a forma di castagna situato sotto la vescica e davanti al retto, responsabile della produzione di parte del liquido seminale. Nella maggioranza dei casi, l’istotipo più comune è l’adenocarcinoma.
Secondo le stime più recenti, il tumore della prostata è il tumore più frequente nella popolazione maschile italiana, con oltre 40.000 nuovi casi all’anno, e nelle forme localizzate, se curate in maniera radicale, si raggiungono tassi di guarigione elevati.

Tra i fattori di rischio più comuni si trovano:

  • l’età: il tumore prostatico è raro prima dei 50 anni, mentre diventa più comune dopo i 65
  • la familiarità
  • la presenza di mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2 può favorire forme più precoci e aggressive.

Sintomi: quali sono e quando preoccuparsi?

Nelle fasi iniziali spesso il tumore della prostata non dà sintomi. Quando la malattia cresce localmente, però, possono comparire disturbi urinari simili a quelli dell’iperplasia prostatica benigna, una condizione molto comune dopo una certa età.

I sintomi più comuni di una crescita locale e di un quadro ostruttivo locale includono:

  • difficoltà a iniziare la minzione
  • flusso urinario debole o intermittente
  • necessità di urinare più spesso, soprattutto di notte
  • sensazione di svuotamento incompleto della vescica
  • bruciore o dolore durante la minzione
  • presenza di sangue nelle urine o nello sperma.

Questi sintomi non indicano necessariamente la presenza di un tumore, ma rappresentano un campanello d’allarme che spinge spesso a rivolgersi al proprio medico o allo specialista urologo, che valuterà se sono necessari approfondimenti diagnostici.

Nelle forme avanzate, più rare, possono comparire dolore osseo, affaticamento o perdita di peso, legati alla possibile diffusione del tumore ad altre sedi, spesso a livello osseo e linfonodale.

Tumore prostatico: qual è il ruolo del PSA?

La diagnosi di tumore della prostata si basa su un insieme di esami clinici e strumentali di cui fa parte anche il dosaggio del PSA (Prostate Specific Antigen), un biomarcatore che viene dosato tramite un semplice prelievo del sangue, sebbene non sia specifico e per neoplasia prostatica.

Il Prostate Specific Antigen è una proteina prodotta dalla prostata, e rilasciata nel flusso sanguigno, che può aumentare per diversi motivi non correlati al tumore. Tra questi, ad esempio:

  • iperplasia prostatica benigna
  • infiammazioni (prostatiti)
  • infezioni urinarie
  • attività fisica intensa o rapporti sessuali nelle ore precedenti al prelievo di sangue.

Per questo motivo, un valore elevato di PSA non indica necessariamente la presenza di un tumore, così come un valore normale non lo esclude del tutto. I valori di PSA vanno quindi interpretati nel contesto della storia clinica, dell’età e dei fattori di rischio del paziente, e sulla base della valutazione specialistica

La visita specialistica urologica – che comprende l’esplorazione rettale digitale – permette di valutare la consistenza della prostata e identificare eventuali aree sospette. In caso di sospetto, infine, la risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI) aiuta il clinico a identificare eventuali lesioni sospette e, in caso sia necessaria una biopsia, guidare il prelievo in modo preciso. Tuttavia, la biopsia rimane l’unico esame in grado di confermare la diagnosi di tumore prostatico, la stadiazione clinica (che poi va completata con eventuali indagini di imaging, tra cui TC, SOTB e/o PET PSMA, in base alla categoria di rischio della neoplasia) e l’aggressività del tumore, e quindi indirizzare la terapia.

Terapie per il tumore della prostata: quali sono?

Le terapie ad oggi disponibili possono variare sulla base di diversi fattori (rischio individuale, stadio della malattia, età).

Tumore prostatico localizzato: asportazione chirurgica della ghiandola prostatica (prostatectomia radicale) oppure trattamento radioterapico con elevati tassi di guarigione.

Tumore prostatico localmente avanzato (la malattia ha superato i confini prostatici o interessato i linfonodi): chirurgia e/o radioterapia integrate con la terapia ormonale di deprivazione androgenica.

Tumore prostatico metastatico: la terapia standard prevede la terapia ormonale di nuova generazione, in associazione alla terapia di deprivazione androgenica (con lo scopo di ottenere una castrazione farmacologica al fine di azzerare i livelli di testosterone). Quando la malattia è più estesa (con carico di malattia e un rischio elevato, definito da determinati parametri clinico-patologici), spesso viene associato un trattamento di tipo chemioterapico in associazione alle terapie ormonali. Per i pazienti che presentano mutazioni dei geni BRCA1 o BRCA2, oggi esistono terapie mirate per questo tipo di alterazioni genetiche, Inoltre un attuale filone di ricerca sta valutando e già portando in setting più precoci di malattia i farmaci che oggi utilizziamo nelle fasi più avanzate allo scopo di massimizzare le possibilità di guarigione della neoplasia.

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