La tossina botulinica, comunemente chiamata botulino, è una proteina prodotta dal batterio Clostridium botulinum. Nota per essere una delle neurotossine più potenti conosciute, in medicina viene utilizzata in dosi estremamente basse e controllate. In ambito neurologico rappresenta oggi una terapia consolidata per diverse condizioni, dalla spasticità all’emicrania cronica.
Come agisce la tossina botulinica
La tossina botulinica ad uso medicale è un farmaco iniettivo che, usato da medici esperti, permette di determinare una paralisi muscolare flaccida reversibile e localizzata, ottenuta grazie a dosaggi minimi che non producono effetti sistemici.
La sua azione avviene a livello della giunzione neuromuscolare, la struttura che permette al nervo di “comunicare” con il muscolo, mediante un meccanismo che consiste nell’inibire, cioè bloccare, il rilascio di un neurotrasmettitore chiamato acetilcolina, implicata nella contrazione muscolare.
In questo modo, la tossina botulinica impedisce la trasmissione dell’impulso nervoso al muscolo, determinando un rilassamento temporaneo e controllato. Dopo alcuni mesi, le terminazioni nervose ripristinano le proteine necessarie alla trasmissione dell’impulso e la funzione muscolare torna progressivamente come prima. Per questo motivo il trattamento deve essere ripetuto nel tempo.
Botulino: in quali patologie neurologiche è indicato?
In neurologia la tossina botulinica viene impiegata in diverse condizioni caratterizzate da iperattività o alterazioni del tono muscolare. Tra le principali indicazioni all’uso di questa terapia si trovano:
- spasticità, spesso conseguente a ictus o altre lesioni del sistema nervoso centrale, caratterizzata da aumento del tono muscolare e rigidità;
- distonie, disturbi del movimento che provocano posture anomale e contrazioni muscolari involontarie;
- blefarospasmo ed emispasmo facciale, con contrazioni involontarie dei muscoli del volto;
- scialorrea, ovvero eccessiva salivazione;
- iperidrosi, sudorazione eccessiva, in particolare ai palmi delle mani (sudorazione palmare);
- emicrania cronica, come terapia di profilassi.
Le indicazioni per l’uso della terapia con tossina botulinica sono precise e definite da linee guida specifiche per ciascuna patologia.
Come si esegue il trattamento?
La somministrazione della tossina botulinica avviene tramite iniezioni locali con aghi molto sottili, spesso gli stessi utilizzati per l’insulina, per ridurre al minimo il fastidio. Prima dell’iniezione, la tossina botulinica deve essere diluita con soluzione fisiologica. In genere sono necessari più punti di iniezione nella stessa seduta.
L’effetto compare generalmente tra i 2 e i 7 giorni dopo il trattamento e dura in media dai 3 ai 6 mesi. Il trattamento può essere ripetuto nel tempo, quando termina l’effetto del botulino, senza un limite di sedute. La durata della risposta dipende dall’entità del disturbo e da caratteristiche individuali della trasmissione neuromuscolare.
Botulino: sicurezza e controindicazioni
Alle dosi utilizzate in ambito neurologico, la tossina botulinica non determina effetti sistemici, poiché l’azione resta localizzata al sito di iniezione. In alcuni casi possono manifestarsi effetti collaterali locali e transitori, come lieve dolore, gonfiore o piccoli ematomi nel punto di iniezione. Se la tossina viene inoculata in un punto non corretto del muscolo o a dosaggio non adeguato, può verificarsi una debolezza muscolare indesiderata nella zona trattata. Per questo motivo è fondamentale che la procedura sia eseguita da personale esperto.
Nella spasticità e in altre condizioni che richiedono iniezioni in muscoli profondi, si utilizzano spesso la guida ecografica e l’elettromiografia per localizzare con precisione il muscolo bersaglio ed evitare strutture vascolari o nervose.
Le controindicazioni principali alla terapia botulinica possono riguardare pazienti affetti da patologie neuromuscolari, come la miastenia gravis, o altre condizioni che compromettono la trasmissione nervo-muscolo. Per questo motivo è necessaria una valutazione specialistica approfondita prima di iniziare il trattamento.
Tossina botulinica ed emicrania cronica
Un utilizzo particolare della tossina botulinica è nel trattamento dell’emicrania cronica. Si parla di emicrania cronica quando il mal di testa è presente per almeno 15 giorni al mese, di cui almeno 8 con caratteristiche emicraniche, per un periodo superiore a tre mesi.
In questi casi la terapia con tossina botulinica va ad agire sia rilassando i muscoli, sia interferendo con i meccanismi della trasmissione del dolore. In particolare, il botulino iniettato in punti specifici, modula il rilascio di neurotrasmettitori e neuropeptidi coinvolti nei circuiti di trasmissione del dolore (circuiti nocicettivi), tra cui il CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina), contribuendo a ridurre la sensibilizzazione periferica e centrale.
In Italia è approvata una specifica formulazione (onabotulinumtoxinA) per la profilassi dell’emicrania cronica, che segue uno schema standardizzato, validato da studi clinici internazionali, che prevede iniezioni intramuscolari in 31 siti distribuiti tra fronte, regione temporale, occipitale, nuca, collo e spalle nella zona del muscolo trapezio.
Le iniezioni vengono eseguite ogni 12 settimane, con un dosaggio complessivo prestabilito ma che può essere adattato al singolo paziente. Nonostante le numerose iniezioni, il fastidio della puntura è generalmente lieve e ben tollerato.
Gli effetti collaterali più frequenti sono modesti e transitori, come lieve dolore locale, piccoli ematomi o, ancora più raramente, sintomi simil-influenzali di breve durata.

