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Sole e melanoma: prevenzione e terapie

Secondo le più recenti stime dell’International Agency for Research on Cancer (IARC), pubblicate nel 2025, oltre l’80% dei casi di melanoma nel mondo è attribuibile all’esposizione ai raggi ultravioletti (UV). La prevenzione primaria con fotoprotezione, cioè l’uso corretto della crema solare, rimane la misura di prevenzione primaria per il melanoma.

Ne parliamo con la dottoressa Brunella Napolitano, oncologa della Struttura Complessa di Oncologia di Humanitas Gradenigo.

Melanoma: cos’è e sintomi

Il melanoma è uno dei tumori della pelle più aggressivo che si sviluppa dai melanociti, cellule   dell’epidermide predisposte alla produzione di melanina,, sia su cute integra sia a partire da un nevo preesistente. Pur essendo meno frequente rispetto ad altre neoplasie della pelle, è considerato il più aggressivo per la sua elevata capacità di invadere i tessuti circostanti e dare metastasi a distanza.

L’incidenza è in aumento a livello globale, con una maggiore frequenza in Europa e in Australia, e interessa adulti e giovani adulti, con un picco tra i 25 e i 50 anni, sebbene la malattia possa manifestarsi a tutte le età, anche nei più giovani, soprattutto in presenza di fattori predisponenti.

I dati indicano che l’aumento dell’incidenza osservato negli ultimi decenni è attribuibile a una maggiore esposizione ai raggi ultravioletti, naturali e artificiali – il sole e le lampade abbronzanti -, ma anche a una più attenta attività diagnostica, grazie alla mappatura dei nevi.

Il melanoma può manifestarsi con la comparsa di una nuova lesione pigmentata o con la modificazione di un nevo preesistente. In presenza di alterazioni cutanee che includono cambiamenti di colore, aumento delle dimensioni, comparsa di ulcerazione o sanguinamento e prurito, è importante una valutazione medica.

Questi elementi rientrano nelle regole cliniche note come ABCDE, che descrivono:

  • asimmetria
  • bordi irregolari
  • colore disomogeneo
  • dimensioni superiori a sei millimetri.

Quali sono le cause del melanoma?

L’insorgenza del melanoma è legata a una combinazione di predisposizione individuale e fattori ambientali. Tra i fattori di rischio rientrano:

  • l’esposizione non protetta ai raggi ultravioletti, sia solari sia artificiali. L’esposizione non protetta, soprattutto nelle ore centrali della giornata e in età giovanile, può provocare un danno cumulativo al DNA dei melanociti, favorendo la trasformazione neoplastica.
  • la presenza di numerosi nevi melanocitici, in particolare più di quindici nevi comuni o almeno un nevo atipico oppure la presenza di un nevo melanocitico congenito gigante o la presenza di molte lentiggini.
  • i fototipi chiari, in particolare i fototipi 1 e 2, caratterizzati da pelle molto chiara e capelli rossi o biondi, presentano una maggiore suscettibilità, pur potendo la malattia comparire anche in persone con pelle più scura
  • la familiarità per melanoma o per altri tumori cutanei non melanoma rappresenta un ulteriore elemento predisponente

In presenza di fattori di rischio è raccomandato un controllo dermatologico periodico con mappatura dei nei e dermoscopia, utile per identificare precocemente eventuali lesioni sospette anche in aree difficilmente visibili.

Melanoma: diagnosi, terapie e prevenzione

Diagnosi

La diagnosi di melanoma è istologica a seguito di prelievo bioptico. La diagnosi precoce si avvale della visita dermatologica e della dermoscopia. Nei casi con caratteristiche più aggressive, si esegue la biopsia del linfonodo sentinella, fondamentale per definire l’estensione della malattia. La caratterizzazione molecolare, in particolare la ricerca di alcune mutazioni di BRAF, è rilevante sia nelle forme localizzate sia metastatiche perché orienta le scelte terapeutiche .

Terapie

Il trattamento del melanoma cambia in base allo stadio della malattia. Quando il tumore è ancora localizzato, la terapia principale è la chirurgia, che permette di rimuovere completamente la lesione. In alcuni casi si possono usare terapie localizzate, come radioterapia o elettrochemioterapia, soprattutto se sono presenti piccole metastasi vicino al tumore.

Nei melanomi a rischio di recidiva, può essere indicata una terapia adiuvante preventiva,  con immunoterapia oppure, in presenza di alcune mutazione di BRAF, con farmaci a bersaglio molecolare della durata complessiva di circa un anno.

Nei melanomi con interessamento linfonodale sono state inoltre introdotte strategie perioperatorie, che prevedono un’immunoterapia neoadiuvante prima della chirurgia e un eventuale trattamento adiuvante successivo, modulato in base alla risposta patologica e alle caratteristiche molecolari della malattia. Se dopo l’intervento la risposta patologica è completa, ovvero non si trovano più cellule tumorali, non è necessario continuare le cure; in caso contrario, la terapia adiuvante viene adattata anche in base alle caratteristiche molecolari del tumore. Questa variazione è valida solo per quanto riguarda nivolumab+ipilimumab nel contesto dello schema NADINA, mentre non lo è per lo studio con il pembrolizumab, dove l’immunoterapia adiuvante con lo stesso pembrolizumab  può essere fatta anche in caso di risposta patologica completa.

Nel melanoma metastatico, cioè quando la malattia è diffusa, il trattamento iniziale può avvalersi di  l’immunoterapia o le terapie a bersaglio molecolare. Le combinazioni di immunoterapia tendono a offrire benefici più duraturi, ed essere indicate anche nei pazienti con alcune mutazioni di BRAF.

Prevenzione

La prevenzione del melanoma si basa sulla protezione corretta dai raggi ultravioletti, che include:

  • applicazione corretto della crema solare, più volte durante l’esposizione solare, evitando le ore più intense di irraggiamento (11:00-16:00)
  • indossare cappelli, occhiali da sole e indumenti protettivi (protezione fisica)
  • osservare periodicamente la pelle secondo il modello ABCDE.

Nei soggetti con fattori di rischio è consigliata una visita dermatologica annuale con mappatura dei nei, a partire dai 20-25 anni. La diagnosi precoce rimane quindi fondamentale, poiché consente di identificare la malattia in una fase ancora localizzata, aumentando le possibilità di un trattamento radicale con intento curativo, contribuendo a ridurre il rischio di recidiva e favorendo un controllo più duraturo della malattia. 

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