Ecoendoscopia, nuovo esame per i pazienti del Gradenigo

ecoendoscopia

L’ecoendoscopia serve a studiare le patologie dell’apparato digerente, delle vie biliari e del pancreas: con il dottor Nicola Leone se ne occupa il dottor Andrea Anderloni dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. La sinergia tra i due ospedali mette a disposizione dei pazienti una metodica sempre più richiesta in ambito endoscopico, chirurgico e oncologico.

Ecoendoscopia: la nuova metodica utile a studiare le patologie dell’apparato digerente, delle vie biliari e del pancreas è attiva presso il servizio di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Humanitas Gradenigo. Si tratta di una metodica sempre più richiesta in ambito endoscopico, chirurgico e oncologico che in Humanitas Gradenigo risulta frutto di una sinergia con l’Endoscopia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano diretta dal professor Alessandro Repici.

Il dottor Andrea Anderloni, responsabile dell’Endoscopia Operativa Bilio-Pancreatica dell’Ospedale di Rozzano, affianca il dottor Nicola Leone di Humanitas Gradenigo e mette a disposizione dei pazienti l’esperienza maturata negli anni all’Istituto Clinico Humanitas. «L’endoscopia bilio-pancreatica ha vissuto negli ultimi anni costanti progressi tecnologici ed è oggi una delle branche dell’Endoscopia più complesse e interessanti – spiega il dottor Anderloni -. La possibilità di svolgere un ruolo diagnostico e, al tempo stesso, terapeutico rende questa disciplina di fondamentale importanza nell’ambito della gestione delle patologie bilio-pancreatiche».

L’ecoendoscopia permette di eseguire un’esplorazione ecografica delle pareti dei visceri e delle regioni circostanti grazie all’applicazione di una piccola sonda a ultrasuoni sulla punta dell’endoscopio. Ha potenzialità diagnostiche ma anche operative e consente di eseguire agobiopsie delle lesioni pancreatiche e linfonodali o drenaggi di raccolte.

L’esame di ecoendoscopia permette anche la stadiazione dei tumori maligni del tubo digerente e degli organi circostanti. Consente la localizzazione nonché la visualizzazione di lesioni benigne della parete esofagea, gastrica, duodenale, rettale, del pancreas o delle vie biliari. Inoltre, l’ecoendoscopio può anche essere utilizzato per risolvere eventuali dubbi diagnostici a carico di strutture adiacenti al tubo digerente. «Questa metodica ci permette di andare oltre i limiti dell’ecografia tradizionale e di raggiungere una maggiore capacità di risoluzione nello studio delle patologie dell’apparato digerente, delle vie biliari e del pancreas», osserva il dottor Mohamad Ayoubi, responsabile della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Humanitas Gradenigo.

L’ecoendoscopia è diventata strategica nell’inquadramento del paziente, anche grazie all’avvento di strumenti operativi e allo sviluppo di accessori e software dedicati, come ad esempio gli aghi per FNA ed elastosonografia. «Questa procedura endoscopica si integra con l’ERCP (colangio-pancreatografia endoscopica retrograda) e spesso la precede in un’unica sessione nella quale il paziente viene sottoposto a procedure che permettono allo stesso tempo di effettuare diagnosi, stadiazione e terapia – aggiunge ancora il dottor Anderloni -. L’impatto clinico di questa metodica risulta pertanto cruciale nella continua ricerca di offrire ai nostri pazienti soluzioni diagnostico terapeutiche sempre più efficaci e meno invasive».

L’esame di ecoendoscopia si svolge come un tradizionale esame endoscopico: il paziente viene sedato e sottoposto a una procedura che può durare dai dieci ai trenta minuti, a seconda dell’organo da esplorare e dalla finalità di partenza dell’esame. Al termine dell’esame, il paziente viene tenuto sotto osservazione fino al momento del risveglio completo dalla sedazione che può essere cosciente o profonda, a seconda delle caratteristiche del paziente: «Detto che molte patologie affrontate negli anni scorsi in modo chirurgico sono oggi trattate in endoscopia, il nuovo esame ci permette di lavorare ancora più in sicurezza e di confermare Humanitas Gradenigo come una tra le poche strutture in grado di eseguire sul territorio determinate procedure complesse», conclude il dottor Ayoubi.