Dolore acuto e cronico si affrontano con la terapia antalgica

Il servizio di Terapia antalgica dell’Ospedale Humanitas Gradenigo utilizza tecniche efficaci per fronteggiare la lombosciatalgia acuta e la nevralgia del trigemino nonché per farsi carico dei fenomeni degenerativi artrosici che generano il mal di schiena.

 

«Il nostro paziente tipo è affetto da dolore acuto di tipo neuropatico o da dolore cronico che può essere o meno di natura neuropatica». Il dottor Gianluca Maniscalco presenta così il servizio di Terapia antalgica di Humanitas Gradenigo di cui si occupa assieme alla dottoressa Daniela Clerici in continuità con il lavoro impostato dal compianto dottor Luigi Parigi.

Dottor Maniscalco, come viene trattato il paziente alle prese con un dolore acuto?

«Utilizziamo una terapia interventistica mininvasiva, secondo un percorso di livelli di mininvasività che possono essere più o meno complessi. In genere, il paziente si sottopone alla procedura sveglio e in anestesia locale, al massimo ha un minimo sedazione e, di norma, esce dall’ospedale nel giro di una o due ore».

Quali sono le principali aree di intervento?

«La lombosciatalgia acuta e la nevralgia del trigemino. Nel primo caso si ricorre al trattamento peridurale quando è fallito l’approccio conservativo puro, fatto di riposo e farmaci antinfiammatori: prima di farsi vedere dal chirurgo è opportuno ricorrere a un trattamento che in 6/7 casi su 10 scongiura l’ipotesi chirurgica. Non tutti i pazienti possono però beneficiare della peridurale: il trattamento è sconsigliato in presenza di una compromissione neurologica con conclamata perdita della forza muscolare oppure in presenza di sospetta neoplasia, infezione o forte trauma. In questi casi si va dal chirurgo perché la situazione è potenzialmente evolutiva e più pericolosa per il paziente. Per quanto riguarda invece la nevralgia del trigemino, si tratta spesso di pazienti già trattati con più farmaci dal neurologo: quando la terapia risulta inefficace o non tollerata, possiamo intervenire sul Ganglio di Gasser per cercare, attraverso la termoablazione, di rendere insensibile la zona innervata. Altre volte il nostro compito consiste nell’impostazione del trattamento farmacologico, si tratta in ogni caso di una patologia difficile della quale a oggi non è sempre identificabile una causa che può essere eliminata».

Parlando di dolore cronico si arriva immediatamente al mal di schiena.

»Assolutamente sì. Il “low back pain” è il male del secolo, dovuto principalmente al nostro stile di vita tendenzialmente sedentario e al fatto che l’uomo era nato per stare a quattro zampe e la sua schiena doveva scaricare il peso su quattro arti e non su due. Con l’andare del tempo, per via della scarsa attività fisica e dell’usura, la nostra colonna vertebrale va così incontro a fenomeni degenerativi artrosici capaci di generare il classico mal di schiena che non passa mai».

Come vi comportate con chi ne soffre?

«I pazienti ci vengono inviati dallo specialista (chirurgo vertebrale, fisiatra od ortopedico) o dal medico di famiglia che ha trattato il mal di schiena per mesi senza aver ottenuto alcun beneficio. A quel punto, visitando il paziente, valutando gli esami già eseguiti e prescrivendone di nuovi se necessario, cerchiamo di giungere a una diagnosi del mal di schiena e a indirizzarlo verso una terapia più adeguata che può essere quella fisiatrica se, ad esempio, il paziente è giovane e non ha mai fatto una visita specialistica. Se invece il paziente non ha tratto beneficio dai farmaci, cerchiamo di capire se è da inviare al chirurgo vertebrale oppure se è candidabile a un intervento mininvasivo sulla colonna vertebrale».

Quali sono gli interventi mininvasivi in grado di risolvere il mal di schiena?

«Nella sua parte posteriore, la colonna vertebrale presenta alcune piccole articolazioni che somigliano un po’ alle dita di una mano e che ci permettono di inclinarci, ruotare, flettere e distendere. Sono le faccette articolari vertebrali, spesso sede di artrosi come accade ad esempio al ginocchio. Noi possiamo iniettare il cortisone per spegnere l’attacco di artrosi acuta alla colonna vertebrale o, come seconda azione, possiamo valutare di effettuare la denervazione in radiofrequenza. In quest’ultimo caso vengono trattati i nervi sensitivi che portano il dolore alle strutture artrosiche: in casi selezionati possiamo togliere la nervazione garantendo un intervallo privo di dolore lungo anche un anno, utile al paziente per avviarsi a un percorso di riabilitazione utile a rinforzare muscoli dell’addome e della colonna vertebrale. In questo modo il peso non graverà tutto sulle articolazioni posteriori e sui dischi vertebrali che possono dare vita a ernie e sciatica. Potenziando determinati gruppi muscolari è possibile prevenire le recidive».

Con quali specialità dell’Ospedale lavora in prevalenza il servizio di Terapia antalgica?

«Con i fisiatri, assieme ai quali condividiamo anche capacità tecniche, i chirurghi vertebrali e gli ortopedici. In altri casi lavoriamo direttamente con il Pronto soccorso quando accedono pazienti che vi si presentano più volte per un problema di dolore o che presentano una complessità clinica e farmacologica tale da richiamare un parere esperto dal punto di vista farmacologico e in grado di mettere subito in atto terapie infiltrative, come ad esempio una perdiurale antalgica per una sciatica che non passa».