L’ambulatorio delle cefalee di Humanitas Gradenigo si occupa della diagnosi, del trattamento e del follow-up delle diverse forme di mal di testa, definite in ambito medico cefalee,che possono avere caratteristiche, cause e meccanismi molto diversi tra loro. Un corretto inquadramento clinico e una diagnosi differenziale sono fondamentali per distinguere le forme benigne e ricorrenti, tipiche delle cefalee primarie, da quelle secondarie, legate ad altre patologie e potenzialmente urgenti nel trattamento.
Ne parliamo con il dottor Gabriele Imbalzano, neurologo dell’Ambulatorio delle Cefalee di Humanitas Gradenigo.
Cosa sono le cefalee primarie e secondarie?
Le cefalee primarie sono quelle forme di mal di testa non associate a malattie strutturali del cervello o ad altre patologie neurologiche. Si tratta di condizioni molto diffuse nella popolazione generale e spesso croniche, che possono influire in modo significativo sulla qualità di vita di chi ne soffre. Le cefalee secondarie sono invece quelle cefalee che possono essere legate, ad esempio, a traumi cranici, patologie cerebrovascolari (principalmente emorragie) o masse tumorali benigne o maligne intracraniche (cioè all’interno del cranio) e che richiedono un inquadramento urgente e specialistico. La valutazione clinica eseguita dal neurologo specialista nell’Ambulatorio delle cefalee, ha l’obiettivo di escludere la presenza di cefalee secondarie, diagnosticare il tipo di cefalea primaria e determinare il percorso terapeutico più adatto alle caratteristiche del paziente.
Le cefalee primarie si dividono in:
Emicrania: è una delle forme più conosciute e colpisce circa il 10-15% della popolazione, con una netta prevalenza nel sesso femminile, fin dall’adolescenza. Il dolore dell’emicrania è tipicamente pulsante, spesso unilaterale, cioè compare da un solo lato del capo, di intensità medio-elevata e può essere accompagnato da:
- nausea e talvolta vomito
- fastidio alla luce (fotofobia) e ai suoni (fonofobia)
- necessità di riposo.
In una parte dei casi è presente familiarità, che aumenta la probabilità di sviluppare questa forma di cefalea.
Emicrania con aura: in circa il 20-30% dei casi, l’emicrania è preceduta o accompagnata da un’aura neurologica reversibile, che può durare da 5 a 60 minuti. L’aura più frequente è di tipo visivo e può manifestarsi con:
- lampi di luce o linee a zig-zag (fenomeni luminosi positivi)
- scotomi, cioè aree del campo visivo temporaneamente oscurate o mancanti
- visione offuscata o distorta.
Sebbene di solito non pericolosa, l’aura richiede un accurato inquadramento clinico per una corretta diagnosi differenziale con altre condizioni neurologiche, specialmente di tipo cerebrovascolare.
Cefalea tensiva: è la forma di mal di testa più comune in assoluto, tanto che fino al 70-80% della popolazione sperimenta almeno un episodio nel corso della vita. Il dolore della cefalea tensiva è generalmente:
- bilaterale
- di intensità lieve o moderata
- descritto come un senso di peso o costrizione alla testa.
Spesso si risolve spontaneamente, senza bisogno di farmaci, e solo raramente diventa più frequente o di intensità maggiore, richiedendo una valutazione specialistica.
Cefalea a grappolo: è una forma più rara di cefalea, ma molto intensa, con una prevalenza inferiore all’1% della popolazione e più frequente nei maschi tra i 20 e i 40 anni. Si caratterizza per:
- dolore unilaterale, molto severo
- durata dell’attacco tra 15 e 180 minuti
- comparsa di più attacchi al giorno
- agitazione durante l’attacco (il paziente non riesce a stare fermo)
- sintomi autonomici unilaterali come lacrimazione, arrossamento dell’occhio, congestione nasale, rinorrea, ptosi o edema palpebrale.
Gli attacchi tendono a raggrupparsi in periodi di settimane o mesi (“grappoli”), alternati a fasi di completo benessere.
Nevralgie craniche: in particolare la nevralgia del trigemino, non sono cefalee in senso stretto ma rientrano tra le condizioni trattate dall’ambulatorio delle cefalee. Si tratta di dolori di tipo neuropatico, che possono essere più frequentemente di tipo primario (senza causa evidente) e meno frequentemente secondari a compressione di un nervo da vasi sanguigni o altre patologie. Il dolore è tipicamente:
- molto intenso
- di brevissima durata (pochi secondi)
- descritto come una scossa elettrica o un bruciore
- ripetuto in serie.
In questi casi è sempre indicata una valutazione neurologica e radiologica per individuare eventuali cause sottostanti.
Come si svolge la visita neurologica?
La diagnosi delle cefalee è prevalentemente clinica, mediante la visita neurologica che si svolge inizialmente con un colloquio approfondito volto a raccogliere informazioni sulle caratteristiche del dolore, sulla frequenza degli episodi, eventuale familiarità e storia di problemi di salute. Durante la raccolta delle informazioni vengono indagati anche possibili fattori scatenanti modificabili, come il digiuno prolungato, le alterazioni del ritmo sonno-veglia, lo stress psicofisico, e le variazioni ormonali nella donna (ciclo mestruale, perimenopausa, gravidanza).Infatti, le cefalee, in particolare l’emicrania, sono influenzate dalle variazioni ormonali che possono contribuire a un peggioramento o a un miglioramento delle crisi. Segue quindi l’esame obiettivo neurologico che serve a verificare la presenza di segni che possano indicare una patologia secondaria.
Nella maggior parte dei casi di cefalea non sono necessari esami strumentali, ma possono essere richiesti esami del sangue, per una valutazione generale dello stato di salute, e la risonanza magnetica dell’encefalo, solo in presenza di caratteristiche atipiche o dubbi diagnostici emersi durante la visita specialistica.
Come si curano le cefalee?
Il trattamento viene sempre personalizzato in base alle caratteristiche del paziente e del tipo di cefalea, alla frequenza e intensità degli attacchi. Il neurologo può quindi proporre diversi tipi di approccio terapeutico:
la terapia dell’attacco, che serve ad alleviare il dolore quando compare e può includere farmaci analgesici e terapie specifiche per l’emicrania soggette a prescrizione, come i triptani. La scelta dipende dalla storia clinica della persona e dalle eventuali controindicazioni.
la terapia di prevenzione, indicata quando gli attacchi sono frequenti, intensi o comportano il rischio di abuso di farmaci analgesici da parte del paziente, con l’obiettivo di ridurre la frequenza, l’intensità e la durata degli episodi. Può prevedere la prescrizione di:
- farmaci tradizionali (più comunemente bassi dosaggi di beta-bloccanti, antiepilettici, antidepressivi)
- integratori e fitoterapia in casi selezionati, con efficacia variabile
- terapie innovative specifiche per l’emicrania, riservate a forme frequenti o croniche (ad esempio anticorpi monoclonali anti-CGRP).
La terapia viene introdotta gradualmente e monitorata nel tempo con controlli medici.
In alcuni casi può essere utile un approccio multidisciplinare personalizzato che può coinvolgere, insieme allo specialista in neurologia, anche psicologi, fisioterapisti, e specialisti in nutrizione clinica, per intervenire su diversi aspetti della gestione della cefalea, come lo stress e l’ansia o la gestione del dolore con approcci comportamentali, la postura e la mobilità, e l’alimentazione. Il medico di medicina generale è una figura chiave nel monitoraggio complessivo e nella prevenzione dell’abuso di farmaci.
Stile di vita: in che modo influenza le cefalee?
Nella maggior parte delle cefalee primarie, e in particolare nell’emicrania, lo stile di vita è parte integrante del trattamento, sia nella prevenzione sia nella gestione degli episodi acuti. In particolare, modificazioni comportamentali personalizzate, basate sulle evidenze scientifiche di efficacia e sicurezza, possono contribuire a ridurre in modo significativo la frequenza e l’intensità degli attacchi.
Sonno
Uno dei principali fattori che favoriscono l’insorgenza del mal di testa è l’alterazione dei normali ritmi biologici, in particolare l’irregolarità del sonno (orari variabili, sonno insufficiente o frammentato), i cambiamenti del ritmo sonno-veglia (turni di lavoro, ad esempio), periodi di stress psicofisico prolungato. Al contrario, mantenere orari regolari per il sonno e il risveglio, anche nei fine settimana e in vacanza, aiuta a stabilizzare i meccanismi neurobiologici coinvolti nella cefalea.
Attività fisica
La sedentarietà è un fattore che può favorire l’insorgenza e la cronicizzazione del mal di testa, mentre svolgere attività fisica regolare e moderata può aiutare a ridurre l’insorgenza delle crisi. È importante modulare l’intensità dell’esercizio in base alle proprie condizioni.
Postura
Nel contesto lavorativo, mantenere una postura corretta e fare pause di lavoro regolari sono fondamentali, soprattutto nella cefalea tensiva, spesso associata a tensioni muscolari cervicali e scapolari, soprattutto per chi utilizza il computer.
Alimentazione
Un’alimentazione irregolare è uno dei più comuni fattori scatenanti delle cefalee. In particolare, il digiuno prolungato può favorire l’insorgenza dell’attacco, soprattutto nei soggetti predisposti. Per questo motivo è consigliato mantenere una distribuzione regolare dei pasti durante la giornata ed evitare lunghi intervalli di tempo senza assumere cibo.
In alcune persone, specifici alimenti possono essere associati all’esordio del mal di testa. Tra gli esempi più comuni ci sono:
- latticini, in particolare formaggi stagionati, yogurt molto fermentati
- cioccolato
- alcolici
- insaccati e alimenti contenenti additivi o conservanti
- alimenti contenenti glutammato monosodico (ad esempio dadi da brodo o alcuni piatti pronti).
La caffeina invece può avere un effetto benefico in alcune persone, ma in altre può favorire l’insorgenza o il peggioramento degli attacchi, soprattutto se assunta in modo irregolare o eccessivo (caffè, bevande energetiche, cola).
Gestione dello stress
Lo stress emotivo e psicofisico è uno dei principali fattori scatenanti le cefalee. In alcuni casi, un supporto psicologico integrato alle terapie farmacologiche e allo stile di vita può essere utile per apprendere tecniche di rilassamento per la gestione dell’ansia, strategie di risposta all’esordio del mal di testa e migliorare la risposta alle terapie e di ridurre il ricorso ai farmaci.

