Calcolosi della colecisti

Che cos’è la calcolosi della colecisti?

La colecisti (o cistifellea) è un organo posto nel quadrante addominale superiore destro, nella parte inferiore del fegato. È responsabile della concentrazione, dell’immagazzinamento e del rilascio della bile nel tratto gastrointestinale con l’obiettivo di facilitare l’assorbimento dei lipidi e di alcune vitamine.

La colelitiasi, ovvero la presenza di calcoli biliari, è la malattia più comune a carico della colecisti.

Quali sono le cause della calcolosi della colecisti?

La formazione di calcoli biliari è legata alle concentrazioni relative e alla solubilità dei contenuti della bile, colesterolo in primis.

Quali sono i sintomi della calcolosi della colecisti?

La colelitiasi può essere asintomatica o sintomatica.

Nei pazienti asintomatici in genere è nota la presenza di calcoli biliari, che molto spesso vengono rilevati per caso nel corso dell’esecuzione di altri esami, ma senza che questi diano segno di sé con sintomi associati.

Dei pazienti asintomatici, solo il 20% avvertirà sintomi nel giro di 15 anni, in particolare dolore colico.

I pazienti sintomatici invece presentano il caratteristico dolore correlato alla colelitiasi, noto come colica biliare. Si tratta di un dolore costante, epigastrico o a livello del quadrante addominale superiore destro, che tende a regredire in qualche ora; si manifesta tipicamente dopo aver mangiato ed è spesso associato a nausea e vomito.

I pazienti sintomatici inoltre presentano un aumentato rischio di sviluppare le complicanze della malattia, come la colecistite acuta, la coledocolitiasi (il passaggio dei calcoli nella via biliare principale), la colangite (l’infezione della bile) e la pancreatite acuta.

Come si effettua la diagnosi?

L’ecografia è l’esame d’elezione per la diagnosi e consente di valutare la colelitiasi e le strutture anatomiche associate, per esempio lo spessore delle pareti della colecisti e la dimensione delle vie biliari).

Si eseguirà anche la colangiorisonanza magnetica laddove vi sia il sospetto della presenza di calcoli anche nella via biliare.

Trattamento 

In genere, nei pazienti asintomatici l’approccio è conservativo: si procede dunque a un’osservazione clinica nel tempo, per esempio mediante esami di imaging.

La terapia non chirurgica per il trattamento dei calcoli biliari può essere effettuata con agenti di dissoluzione, come l’ursodiolo; una classe di farmaci in grado di “sciogliere” i calcoli biliari, diminuendo la sintesi del colesterolo e la quantità secreta, riducendone così la saturazione nella bile.

Si procede a colecistectomia, rimozione completa della colecisti, in caso di:

  • Presenza di “sludge” o microcalcoli;
  • Comparsa di coliche biliari;
  • Anemie emolitiche croniche;
  • Obesi con rapido calo ponderale dopo la chirurgia bariatrica;
  • Polipi > 10 mm;
  • Discinesia documentata della colecisti;
  • Pazienti con colelitiasi che si sottopongono a chirurgia addominale per altro motivo (comparsa di sintomatologia nel 20% dei casi nei 5 anni successivi all’intervento).

La colecistectomia è la procedura addominale più comunemente eseguita nei paesi Occidentali. Alla colecistectomia con tecnica aperta si affiancò la colecistectomia videolaparoscopica, che rappresentò una vera e propria rivoluzione nel trattamento dei calcoli biliari. Oggi, questa tecnica è il trattamento d’elezione in presenza di calcoli biliari sintomatici.

Si procede posizionando 4 trocars, mediante piccoli accessi di 5-10 millimetri l’uno, che permettono l’esecuzione dell’intervento senza grandi incisioni chirurgiche.

Dopo che il chirurgo ha identificato le strutture anatomiche nobili (come la via biliare principale) e sezionato le strutture afferenti alla colecisti (arteria cistica e dotto cistico), effettua la rimozione completa della colecisti.

L’intervento dura in genere massimo un’ora. L’approccio laparoscopico permette poi al paziente una rapida ripresa dell’alimentazione di essere dimesso nel giro24-48 ore dall’intervento, con un ritorno alle normali attività in circa 15 giorni.