Quando si parla di capelli, può fornire un contributo rilevante la tricologia, la disciplina che studia e tratta le patologie dei capelli e del cuoio capelluto. I capelli, infatti, non sono solo una questione estetica ma rappresentano un vero e proprio indicatore dello stato di benessere generale dell’organismo.
Ad approfondire l’importanza e il ruolo della tricologia sulla testata Revee News è stato il dottor Alberto Valentino, medico chirurgo specializzato in Dermatologia e Venereologia presso Humanitas Medical Care Principe Oddone.
Tricologia: che cos’è?
La tricologia si occupa dello studio e della diagnosi, ma anche del trattamento, delle patologie sia del capello sia del cuoio capelluto. Tra i disturbi principali che tratta vi è la perdita e la caduta improvvisa dei capelli, i loro diradamenti progressivi o la perdita di densità che possono essere provocati da diverse cause come squilibri ormonali, stress o patologie infiammatorie o autoimmuni.
Di norma i disturbi che colpiscono la cute possono essere temporanei, progressivi, di tipo infiammatorio, autoimmune o cicatriziale. Per tale motivo, il ruolo del tricologo è fondamentale: non valuta solamente la qualità o la quantità dei capelli persi, ma cerca anche di indagare l’origine del problema.
Come funziona la visita tricologica?
Durante la visita tricologica si parte dalla storia clinica del paziente attraverso domande mirate. Questa fase è importante per sapere se il paziente possiede o meno una familiarità con determinate patologie, se assume dei farmaci particolari, se sta vivendo un periodo di forte stress o se ha avuto di recente gravidanze o se è già in menopausa.
Il nucleo centrale della visita è l’osservazione diretta tramite tricoscopia, ossia la dermatoscopia con epiluminescenza applicata al cuoio capelluto. Questo approccio permette di osservare il follicolo, così come anche il capello a vario ingrandimento, valutando sia il calibro dei capelli sia la densità follicolare, l’eventuale presenza di infiammazione o altri aspetti rilevanti come desquamazione, miniaturizzazione o segni di alopecia cicatriziale.
Capelli e cuoio capelluto: quali sono le patologie più diffuse?
Tra le patologie più frequenti vi è l’alopecia androgenetica, un disturbo che si presenta con caratteristiche differenti tra uomo e donna. Nell’uomo comincia a partire dalla pubertà, manifestandosi tendenzialmente con un arretramento dell’attaccatura o con un diradamento frontotemporale del vertice, mentre nella donna si ha un diradamento della regione centrale del cuoio capelluto.
Un altro disturbo è il telogen effluvium, ossiala caduta diffusa e improvvisa dei capelli che colpisce più frequentemente giovani adulti e donne. Si tratta di una condizione che spesso è correlata a stress, carenze nutrizionali o al post-partum, ma anche a cambiamenti ormonali o dimagrimenti.
Per quanto concerne le patologie infiammatorie del cuoio capelluto, i disturbi principali sono la dermatite seborroica, la psoriasi, le dermatiti irritative o quelle allergiche (ad esempio a tinture o ad altri prodotti cosmetici). I sintomi più evidenti sono la comparsa di un forte prurito, bruciore, una desquamazione che il paziente percepisce come forfora, rossore e la sensazione di avere un cuoio capelluto dolente. Tutti sintomi che possono anche far peggiorare la caduta dei capelli.
L’alopecia areata è una patologia autoimmune che causa una caduta dei capelli improvvisa e a chiazze, rappresentando uno dei disturbi con maggiore impatto psicologico. Tra le patologie più difficili da gestire, invece, vi sono le alopecie cicatriziali, ossia quando il follicolo viene progressivamente danneggiato a causa di un processo infiammatorio che crea una fibrosi. Questo disturbo, se non viene diagnosticato per tempo, può portare a una caduta permanente dei capelli: dunque è necessario intervenire prontamenteappenasi notano i primi sintomi.
Quali sono le cause di queste patologie?
Di norma stress, febbre, interventi chirurgici, ospedalizzazioni o dimagrimenti rapidi possono provocare la caduta contemporanea di molti follicoli. Inoltre, anche una predisposizione genetica, come nel caso dell’alopecia androgenetica, oppure alcune caratteristiche nutrizionali come mancanza di ferro, vitamina D o zinco o alterazioni tiroidee possono influire sulla salute dei capelli.
Anche lo stile di vita può avere delle ripercussioni sulla caduta dei capelli: le diete drastiche con scarso apporto proteico, oppure regimi alimentari non bilanciati incidono sulla qualità del capello e del follicolo in sé. Ovviamente, se una persona mette in atto anche abitudini sbilanciate come sonno irregolare, fumo, stress cronico o applica cosmetici aggressivi e trattamenti chimici ripetuti, mette molto più a rischio la salute del capello.
Tricologia: quali sono i trattamenti indicati?
Anche nel campo della tricologia non esiste una terapia universalmente valida, poiché ogni paziente presenta caratteristiche cliniche ed esigenze differenti. I trattamenti più comuni esistono in formulazioni topiche e per via orale, anche se oggi si sta applicando maggiormente un approccio più personalizzato. Sono altresì importanti anche protocolli combinati e follow-up fotografici seguiti da video dermatoscopici, utili per monitorare l’andamento della terapia.
Tra le tecniche di medicina rigenerativa, invece, si inserisce il PRP, ossia prelevare il sangue dal paziente, “centrifugarlo” e poi reiniettare una frazione ricca di fattori di crescita nel cuoio capelluto. Questa pratica ha l’obiettivo di stimolare il follicolo e la sua attività follicolare, migliorando di gran lunga la qualità del capello.
Negli ultimi anni si sono sviluppati anche nuove tecniche che includono gli esosomi, cellule staminali, laser a bassa intensità e altre tecnologie. Nonostante il suo contributo, la medicina rigenerativa non sostituisce le terapie di base ma può rappresentare un ottimo supporto. La soluzione più efficace rimane quella di combinare diagnosi precoce e monitoraggio oggettivo grazie a tecniche fotografiche e terapie personalizzate.

