Durante l’estate alcune sostanze come profumi, oli essenziali e cosmetici quando a contatto con i raggi UVA possono provocare sulla pelle rossori, prurito e macchie che in seguito rischiano di sviluppare dermatiti.
Ha approfondito l’argomento sulla testata Starbene, la dottoressa Viviana Schiavone, dermatologa e dermochirurga di Humanitas Gradenigo e vice presidente AIDA (Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali).
Che cosa sono le fotodermatiti?
Le fotodermatiti sono reazioni infiammatorie della pelle provocate dall’interazione tra alcune sostanze chimiche presenti nei cosmetici con la luce solare. Uno dei principali fattori che provoca irritazione è il profumo, ma anche deodoranti, creme idratanti e, in alcuni casi, persino prodotti solari, che contengono piccole componenti profumate, possono diventare dei potenziali nemici se vengono attivati dai raggi UVA.
Al contrario di quanto si possa pensare, l’origine della dermatite non dipende dal marchio o dalla composizione del prodotto: potenzialmente, ogni profumo, che sia di qualità o meno, può provocare problematiche.
Quali sono i sintomi delle fotodermatiti?
I sintomi più comuni attribuibili alla fotodermatite sono prevalentemente cutanei e si manifestano con arrossamento, prurito, bruciore e, nei casi più intensi, anche con vescicole o bolle. Ciò avviene perché le molecole del prodotto vengono applicate direttamente sulla pelle, innescando, in seguito all’esposizione ai raggi ultravioletti, un processo infiammatorio.
I sintomi non compaiono sempre nello stesso momento: in alcune persone si presentano subito dopo pochi minuti di esposizione solare, mentre in altre possono manifestarsi anche diverse ore dopo aver applicato il cosmetico. Di norma, in seguito a un lieve prurito, può svilupparsi un arrossamento destinato a risolversi spontaneamente, ma in determinati casi l’infiammazione è così intensa da causare un prurito importante, seguito da bruciore, edema e lesioni che richiedono una terapia farmacologica.
Fotodermatiti: quante tipologie esistono?
In genere, le fotodermatiti si distinguono in due tipologie differenti, quella fotoirritante e quella fotoallergica. La prima si scatena perché le sostanze del profumo, colpite dai raggi solari, diventano direttamente tossiche per le cellule della pelle. Tra le sostanze più spesso coinvolte ci sono le furanocumarine, molecole presenti naturalmente in alcune piante come bergamotto, lime, limone e lavanda, utilizzate anche in profumeria e negli oli essenziali per le loro note fresche e agrumate.
Diverso è il caso delle dermatiti da contatto fotoallergiche. La luce modifica chimicamente la sostanza applicata sulla pelle: l’organismo, a quel punto, non la riconosce più come innocua, ma come un elemento estraneo contro cui reagire dando una risposta immunitaria che provoca l’infiammazione.
Nelle forme fotoirritanti, la reazione rimane in genere limitata alla zona in cui è stato applicato il prodotto. Nelle forme fotoallergiche, invece, l’eruzione può estendersi anche oltre l’area di contatto, coinvolgendo la pelle circostante o altre parti del corpo.
Per avere la certezza di essere affetti da questa condizione, è consigliato recarsi dal dermatologo e ricorrere a patch test fotoindotti, un esame che verifica se la combinazione tra luce e sostanza scatena o meno la reazione cutanea.
In casi particolari, la fotodermatite può lasciare anche alcuni segni dopo l’infiammazione. Quando si verifica ciò, si sta molto probabilmente andando incontro alla dermatite di Berloque, una condizione che tende a formare un’iperpigmentazione.
Quando rivolgersi a uno specialista?
Se l’infiammazione è estesa o particolarmente fastidiosa è opportuno consultare un esperto che valuterà l’eventuale impiego di corticosteroidi topici o sistemici e, se necessario, anche di antistaminici, scegliendo il trattamento più adatto in base alle caratteristiche del singolo paziente.
Quali sono i rimedi principali?
Oggi esistono diverse possibilità per trattare le fotodermatiti, soprattutto quando restano sulla pelle macchie estese. Esistono alcuni rimedi più leggeri come l’utilizzo di creme ad azione schiarente e procedure dermatologiche più mirate come l’impiego di laser. Ogni trattamento viene scelto dallo specialista in base al tipo di iperpigmentazione e alle caratteristiche della pelle.
Come prevenire il disturbo?
In primo luogo, è bene evitare profumi, oli essenziali e prodotti molto profumati direttamente sulla pelle prima dell’esposizione al sole. Se non si vuole rinunciare del tutto al profumo, è consigliata l’applicazione del prodotto sugli indumenti, evitando così il contatto diretto con le zone esposte alla luce. È sempre necessario applicare regolarmente la protezione solare adeguata, anche per normali attività quotidiane svolte all’aria aperta, e leggere con attenzione le etichette dei cosmetici per capire se negli ingredienti sono presenti elementi che potrebbero contribuire a fenomeni di sensibilizzazione.

