Sono presenti nelle plastiche che usiamo ogni giorno, nei cosmetici sul nostro bagno, nei pesticidi che trattano i campi. Si chiamano interferenti endocrini e, pur invisibili, hanno effetti concreti sul sistema ormonale, sulla salute riproduttiva e sulla salute generale della popolazione.
Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Stefania Corvisieri, endocrinologa di Humanitas Gradenigo.
Cosa sono gli interferenti endocrini?
Il termine interferenti endocrini (IE) descrive quelle sostanze chimiche capaci di imitare o bloccare l’azione degli ormoni del nostro organismo. La definizione oggi ufficialmente adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che si tratta di sostanze esogene, o miscele di sostanze, che alterano il funzionamento del sistema endocrino e causano effetti avversi sulla salute di un organismo, della sua progenie o di intere popolazioni.
Quali sono gli interferenti endocrini?
L’elenco degli interferenti endocrini è lungo e comprende categorie di sostanze molto diverse tra loro:
- i policlorobifenili (PCB), un tempo usati come isolanti elettrici e oggi ancora presenti nell’ambiente come inquinanti persistenti
- il bisfenolo A (BPA), additivo delle plastiche policarbonate e delle resine interne delle lattine
- gli ftalati, plastificanti del PVC diffusi nei giocattoli, nei dispositivi medici e nei cosmetici
- le diossine, sottoprodotti della combustione industriale
- i pesticidi organoclorurati come il DDT
- i parabeni, conservanti nei prodotti di bellezza
- le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), usate per trattamenti idrorepellenti.
La loro scoperta risale al 1962, quando la biologa ambientalista Rachel Carson documentò gli effetti devastanti del DDT sulla fauna selvatica. L’insetticida, ampiamente usato negli anni Settanta anche in ambiente domestico – interferiva con la produzione di estrogeni negli uccelli, indebolendo il guscio delle uova e decimando intere popolazioni. Quello che all’inizio sembrava un problema ecologico si è rivelato col tempo un problema per la salute umana.
Interferenti endocrini: come agiscono sulla salute?
Il meccanismo d’azione degli interferenti endocrini è ancora oggetto di ricerca, ma alcuni meccanismi ed effetti sulla salute sono ormai ampiamente documentati.
La maggior parte di queste sostanze agisce legandosi ai recettori ormonali, in particolare quelli degli estrogeni e degli androgeni, come se fossero ormoni veri, attivandoli o bloccandoli in modo improprio. Altre sostanze, invece, interferiscono con enzimi chiave della sintesi ormonale, come l’aromatasi, che trasforma gli androgeni in estrogeni, o con il metabolismo degli ormoni tiroidei.
Quello che rende gli interferenti endocrini particolarmente insidiosi è che le regole della tossicologia, secondo cui è la dose a fare il veleno, non si applicano in modo lineare. Gli interferenti endocrini possono produrre effetti biologici anche a dosi bassissime. A ciò si aggiunge il cosiddetto effetto cocktail, dal momento che, nella vita quotidiana è più probabile l’esposizione a più sostanze interferenti contemporaneamente, la cui azione combinata può essere maggiore, o addirittura sinergica, delle singole esposizioni.
Inoltre, molti interferenti endocrini si depositano nel tessuto adiposo e persistono nell’organismo per anni dando luogo a quello che viene definito bioaccumulo. Un dimagrimento rapido, ad esempio, può mobilizzare picchi di interferenti endocrini nel sangue, con effetti imprevedibili.
Inoltre, alcune esposizioni, pur senza modificare il DNA, alterano il modo in cui i geni vengono espressi, e questi cambiamenti possono trasmettersi alle generazioni successive. L’effetto trans-generazionale è stato dimostrato per il dietilstilbestrolo, un estrogeno sintetico usato nelle gravidanze a rischio fino agli anni Settanta: le nipoti di donne trattate con questo farmaco mostravano un rischio aumentato di malformazioni e disturbi neurocognitivi.
Infatti, il periodo più vulnerabile per l’esposizione a interferenti endocrini è il primo trimestre di gravidanza, in cui le cellule germinali del feto in formazione possono subire alterazioni che si manifesteranno solo anni dopo, talvolta nella generazione successiva.
Quali sono gli effetti sulla salute della popolazione?
Gli effetti sull’apparato riproduttivo dell’esposizione agli interferenti endocrini è ben documentata già dagli anni Novanta, sebbene quelli sulla popolazione femminile siano più limitati.
Effetti sui maschi (in parte attribuibile all’esposizione prenatale agli interferenti)
- Progressiva riduzione della qualità del liquido seminale (concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi )
- Tumori del testicolo
- Sindrome da disgenesia testicolare, ovvero criptorchidismo (mancata discesa del testicolo nello scroto) e ipospadia.
Effetti sulle femmine (condizioni correlate a elevate concentrazioni nel sangue)
- Anovulazione e infertilità (da bisfenolo A)
- Endometriosi (da ftalati e BPA)
- Sindrome dell’ovaio policistico – PCOS – (da BPA)
- Aborti spontanei, parto prematuro e ritardo di crescita intrauterina (da pesticidi organoclorurati).
Effetti sulla popolazione generale
La letteratura segnala inoltre correlazioni con:
- Disturbi metabolici (obesità, diabete di tipo 2)
- Alterazioni della funzione tiroidea
- Disturbi neurocognitivi nei bambini esposti in utero, in particolare riduzione del quoziente intellettivo e maggiore incidenza di ADHD
- Aumentato rischio di alcuni tumori ormono-dipendenti.
Come proteggere la propria salute?
Eliminare completamente l’esposizione agli interferenti endocrini è impossibile, dal momento che queste sostanze sono presenti nell’ambiente e nei prodotti di consumo. Tuttavia, scelte quotidiane consapevoli e informate, possono aiutare a ridurre l’esposizione specie nelle fasce più vulnerabili della popolazione, come le donne in gravidanza (primo trimestre), neonati, bambini in età evolutiva.
È importante sottolineare che la Commissione Europea ha avviato negli ultimi anni un progressivo inasprimento della normativa (Regolamento REACH) nell’utilizzo delle sostanze chimiche più pericolose per la salute e numerosi interferenti endocrini sono stati inseriti nella lista delle “sostanze estremamente preoccupanti”. Tuttavia, la ricerca è ancora lontana dall’aver mappato tutti gli effetti delle centinaia di nuove molecole immesse ogni anno nel mercato, incluse quelle usate come sostituti di sostanze già bandite, di cui spesso non si conosce ancora il profilo tossicologico.
In generale, per proteggere la propria salute e quella dei propri figli può essere utile seguire alcuni consigli:
Alimentazione
- Preferire contenitori in vetro, ceramica o acciaio inossidabile.
- Evitare l’uso di plastica per la conservazione degli alimenti.
- Non riscaldare alimenti in contenitori di policarbonato.
- Ridurre il consumo di alimenti di derivazione animale, per l’aumentata probabilità di bioaccumulo degli interferenti.
- Privilegiare frutta e verdura biologica, o comunque frutta e verdura lavate accuratamente, per limitare l’esposizione ai pesticidi.
Igiene e cura della persona
- Ridurre il numero di prodotti cosmetici utilizzati quotidianamente e leggere le etichette, evitando ingredienti come parabeni, ftalati e triclosano.
- Durante la gravidanza, massima attenzione ai prodotti per l’igiene e la cura della persona.
Neonati e bambini
- Preferire biberon in vetro o in plastica senza BPA (vietati per legge in Europa dal 2011, ma non sempre rispettato nei prodotti importati da altri Paesi), stoviglie non di plastica e giocattoli certificati CE.

