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Alimentazione senza carboidrati: fa davvero bene?

I carboidrati sono spesso al centro di scelte alimentari drastiche, tanto discussi quanto fraintesi quando si parla di benessere e salute. È davvero funzionale eliminarli? O è meglio ridurli?

I carboidrati sono la principale fonte di energia all’interno della nostra alimentazione. Capire a cosa servono, cosa succede se vengono eliminati e perché le soluzioni estreme non danno benefici al nostro corpo, aiuta a trovare un rapporto più equilibrato e sostenibile col cibo. La dottoressa Vittoria Roscigno, dietista in Humanitas Gradenigo, ha fatto chiarezza su questo tema in un’intervista sul sito web della testata Il cucchiaio d’argento.

Cosa sono i carboidrati?

I carboidrati sono composti formati da carbonio, idrogeno e ossigeno, che insieme ai grassi e alle proteine costituiscono i principali macronutrienti introdotti tramite alimentazione. Ne esistono due tipi:

  • carboidrati semplici: monosaccaridi e disaccaridi, ossia gli zuccheri naturalmente presenti negli alimenti (zuccheri semplici) o aggiunti durante la preparazione (zuccheri liberi). La loro assimilazione avviene rapidamente e il nostro corpo li utilizza per produrre energia. Questa tipologia si trova naturalmente in frutta e latte, ma anche in succhi di frutta, miele, caramelle o bevande gassate;
  • carboidrati complessi: oligosaccaridi e polisaccaridi, presenti in cereali, pane e prodotti da forno, legumi e patate. Questi vengono assimilati più lentamente e generalmente si accompagnano ad una maggior quantità di fibre, vitamine e minerali.

A cosa servono i carboidrati?

I carboidrati rappresentano la principale fonte di energia per il nostro organismo: durante la loro digestione viene prodotto il glucosio che è definito il “carburante preferenziale” per i neuroni e le altre cellule. Quando sono presenti in adeguata quantità, consentono al corpo di utilizzare in modo più efficace anche grassi e proteine, evitando che queste ultime vengano impiegate come fonte energetica.

“Pane, pasta, riso, cereali, legumi, frutta e verdura non forniscono solo energia, ma anche fibre, fondamentali per la sazietà e la regolarità intestinale, oltre a tutta una serie di micronutrienti, come minerali e vitamine, essenziali per il nostro benessere” spiega la dottoressa Vittoria Roscigno. Proprio per i loro molteplici benefici, le Linee Guida per una sana alimentazione, collocano i carboidrati al centro di un modello equilibrato e sostenibile. L’energia derivante da questi nutrienti dovrebbe infatti corrispondere al 45-60% delle kilocalorie totali assunte ogni giorno.

Cosa accade se eliminiamo i carboidrati dalla dieta?

In caso di mancata assunzione dei carboidrati, il nostro corpo è costretto ad adattarsi: dopo pochi giorni le riserve di glicogeno (lo zucchero di riserva depositato nei muscoli e nel fegato) si esauriscono e l’organismo entra in stato di chetosi. In tale situazione vengono prodotti corpi chetonici, partendo dai grassi, per garantire energia al cervello e ad altri tessuti. Apparentemente il metabolismo in questa fase può essere accompagnato da effetti “positivi” come:

  • riduzione dell’appetito (grazie all’effetto anoressizzante dei corpi chetonici);
  • sensazione di maggior lucidità o lieve euforia (soprattutto all’inizio).

Questo spiega perché le diete chetogeniche risultano efficaci e relativamente facili da seguire nel breve termine. Il problema nasce quando l’eliminazione dei carboidrati viene proposta come soluzione universale e prolungata per il benessere, perché nel lungo periodo comporta quasi sempre una drastica riduzione dell’apporto di fibre. Questo favorisce possibili ripercussioni sul nostro intestino e microbiota intestinale, oltre che a una carenza di micronutrienti. Spesso si manifestano: stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione o calo della performance fisica.

Il fatto che il nostro organismo si adatti automaticamente ad un metabolismo “di emergenza”, non significa che questo sia il più adatto alla vita quotidiana o sostenibile nel tempo per la popolazione generale.

In ambito clinico, una chetosi controllata e supervisionata, è indicata in situazioni precise, come ad esempio il trattamento dell’epilessia farmacoresistente. In ogni caso sia per il calo di peso che in ambito neurologico, si tratta di uno strumento clinico che deve essere sempre proposto, gestito e monitorato su supervisione sanitaria.

Quando può essere indicata la riduzione dei carboidrati?

Una leggera riduzione di carboidrati può essere utile in specifiche situazioni: per esempio in caso di pazienti con diagnosi di diabete di tipo 2, in percorsi personalizzati per il calo di peso o nella pratica di determinati sport. Anche in questi casi comunque non si parla di eliminazione totale ma di una riduzione di quantità assunte, inserendosi sempre nel contesto di un percorso personalizzato, stabilito con lo specialista.

È dunque fondamentale una dieta variegata ed equilibrata, senza seguire le mode del momento ma conoscendo la reale funzione che i nutrienti hanno nel nostro corpo per fare scelte più consapevoli.

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