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La nuova piramide alimentare statunitense non è così assurda come sembra

A giudicare dall’immagine, la nuova piramide alimentare U.S.A. per il 2026 sembra capovolgere tutto: più spazio a grassi saturi e proteine animali, meno ai cereali integrali. Ma andando oltre l’impatto visivo e leggendo le linee guida complete, emerge una realtà diversa, per certi versi, persino migliorativa.

La piramide pubblicata dal Dipartimento della Salute statunitense ha fatto molto discutere. La base appare occupata dalle proteine – animali e vegetali – insieme a latticini e grassi come burro e sego di manzo; frutta e verdura restano al centro, mentre cereali integrali e carboidrati raffinati scivolano verso il basso, suggerendo un consumo più moderato. Un messaggio che, a prima vista, sembra promuovere bistecche e grassi animali. Ma è davvero così? Ne ha parlato la dietista clinica e nutrizionista Vittoria Roscigno in un’intervista su “La cucina italiana”.

Come interpretare la piramide alimentare 2026?

«Il messaggio che passa attraverso l’immagine è proprio la riduzione dei cereali integrali e, al contrario, una maggiore centralità della carne rossa e dei prodotti di origine animale», spiega la nutrizionista. «Un insieme problematico, soprattutto in un Paese dove sovrappeso e obesità interessano circa il 70% della popolazione, con conseguenti rischi cardiovascolari e cardiometabolici, e dove il consumo di carne è già tra i più elevati al mondo».

Eppure, le nuove linee guida – ovvero il testo che accompagna la piramide – raccontano tutt’altro. «La rotazione delle fonti proteiche resta in linea con le raccomandazioni precedenti, non molto diverse da quelle della dieta mediterranea: continua a essere consigliata la classica alternanza dei secondi piatti e non viene posta una particolare enfasi sulla carne».

Inoltre, viene giustamente incentivata la riduzione degli zuccheri aggiunti, ma non dei carboidrati provenienti dai cereali integrali, che non vengono affatto messi da parte. Anche le indicazioni su frutta e verdura restano sostanzialmente invariate.

La vera novità riguarda piuttosto i latticini, con un invito a consumarne di più. «Attenzione però: si parla di latte e yogurt, quindi derivati freschi, anche interi, non di formaggi, che restano inseriti nelle porzioni settimanali dei secondi piatti. L’obiettivo sembra quello di facilitare l’assorbimento di calcio e vitamine liposolubili e di contribuire al raggiungimento di una quota proteica più elevata».

Ed è qui che si arriva al secondo punto chiave: l’apporto proteico, che sale a 1,2–1,6 grammi per chilo di peso corporeo al giorno. «Queste linee guida sono pensate per la popolazione americana, che presenta un’elevata prevalenza di sovrappeso e obesità. È plausibile che l’aumento dell’apporto proteico serva a preservare la massa muscolare, prevenendo la sarcopenia, spesso associata alla malnutrizione per eccesso».

Un altro aspetto positivo è la riduzione drastica dei cibi ultra-processati – termine scientificamente corretto, anche se nel documento si preferisce parlare di alimenti “altamente processati”.

Infine, «tutte le porzioni suggerite sono calcolate su una dieta da circa 2000 kcal, ma facendo due conti risultano leggermente inferiori, intorno alle 1800. Per un adulto in sovrappeso o obeso si tratta già di un regime lievemente ipocalorico».

Dunque cosa è cambiato nella piramide alimentare 2026?

In conclusione, è vero che osservando solo l’immagine della piramide si ha l’impressione che cereali e alimenti vegetali vengano messi in secondo piano a favore di carne, formaggi e grassi animali. Ma una lettura attenta delle indicazioni scritte restituisce un quadro diverso: l’impianto complessivo resta molto vicino alla dieta mediterranea, con una differenza sostanziale nella quota proteica, probabilmente adattata alle caratteristiche della popolazione di riferimento.

La percentuale di energia derivante dai carboidrati, il ruolo dei cereali integrali e le raccomandazioni su frutta e verdura rimangono pressoché sovrapponibili a quelle precedenti. «Anche sui grassi saturi non c’è alcuno stravolgimento: l’indicazione è di restare sotto il 10% dell’energia totale, esattamente come nelle linee guida precedenti e in quelle europee», aggiunge Roscigno.

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