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Sindrome dell’ovaio policistico: più comune di quanto si pensi

È un disturbo ormonale molto comune tra le donne che altera il ciclo mestruale e l’ovulazione, con effetti sul metabolismo, sulla pelle e sul benessere generale.

Ogni donna nasce con una riserva preziosa di circa un milione di follicoli nelle ovaie: piccole sacche piene di liquido che custodiscono gli ovuli, il punto di partenza di ogni possibile concepimento. Ad ogni ciclo mestruale, grazie all’azione armonica degli ormoni, un gruppo di follicoli inizia a svilupparsi, ma solo uno – il cosiddetto follicolo dominante – raggiunge la maturazione completa, liberando l’ovulo pronto per la fecondazione. Nella sindrome dell’ovaio policistico, o PCOS, questo delicato equilibrio si rompe: molti follicoli restano bloccati, dando alle ovaie un aspetto “policistico”. Non si tratta di vere cisti, ma di follicoli immaturi che non completano il loro percorso a causa di uno squilibrio ormonale che coinvolge androgeni, insulina e gonadotropine con effetti che si ripercuotono sul ciclo e sull’ovulazione, ma anche sul metabolismo, sulla pelle e sul benessere generale della donna.

Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Ilaria Messuti, endocrinologa della Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Endocrinologia, Andrologia e Metabolismo di Humanitas Gradenigo.

Che cos’è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)?

La sindrome dell’ovaio policistico è una delle condizioni ormonali più comuni nel genere femminile: circa una donna su dieci ne è affetta. Non si tratta quindi di un fenomeno raro, eppure spesso resta poco conosciuta e complessa da diagnosticare. A differenza di altre alterazioni ormonali la PCOS è più sfumata: i sintomi possono variare da donna a donna e riconoscerla richiede un’analisi accurata e approfondita.

La PCOS riflette un funzionamento alterato dell’ovaio, che può tradursi in una produzione di ormoni irregolare o eccessiva. Questo squilibrio si manifesta spesso con cicli mestruali più lunghi del normale o addirittura assenti per mesi. All’ecografia ginecologica, le ovaie possono apparire con un aspetto particolare, caratterizzato da numerosi follicoli leggermente più grandi del normale. È la combinazione di queste alterazioni ormonali e morfologiche a definire la sindrome dell’ovaio policistico.

Quali sono i principali sintomi che possono far sospettare la presenza della PCOS?

Oltre alle modificazioni ovariche, la PCOS può provocare sintomi molto variabili. Tra i più frequenti ci sono manifestazioni cutanee, come acne o irsutismo, cioè la crescita di peli in eccesso in zone tipicamente maschili, e talvolta anche perdita di capelli. La diagnosi richiede quindi il mettere insieme diversi indizi: irregolarità del ciclo, alterazioni della pelle, segni androgenici e, naturalmente, la conferma attraverso esami ormonali.

Perché tante donne non sanno di avere la PCOS?

Per lungo tempo questa condizione è stata poco conosciuta e spesso trascurata. La PCOS tende poi a emergere chiaramente solo quando i sintomi sono evidenti; se invece sono sfumati, può passare inosservata o essere confusa con altre condizioni comuni, come acne o irregolarità mestruali.

Un altro motivo riguarda i trattamenti in età adolescenziale: quando i disturbi iniziali si manifestano in giovane età, spesso viene prescritta la pillola anticoncezionale. Questa può regolarizzare il ciclo e ridurre acne e irsutismo, ma allo stesso tempo “maschera” la sindrome. Così molte donne scoprono di avere la PCOS solo in età adulta, quando interrompono la terapia e i sintomi riappaiono.

Infine, il quadro diagnostico può essere confondente: non tutte le ovaie dall’aspetto policistico indicano la presenza della sindrome. Il solo riscontro ecografico di ovaie con molti follicoli può portare a un’errata etichetta diagnostica, senza considerare l’insieme dei sintomi e gli esami ormonali.

Quali sono le cause conosciute o ipotizzate?

Ad oggi non esiste una causa unica e definitiva della sindrome dell’ovaio policistico. Tuttavia, si riconosce una chiara componente genetica: molte donne nascono con una predisposizione familiare a sviluppare la sindrome, spesso ereditata dalla madre o da altri membri del ramo femminile della famiglia.

Come si fa la diagnosi di PCOS?

La diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico richiede un’analisi attenta e completa. L’ecografia ginecologica è un fattore importante, ma è fondamentale raccogliere la storia clinica della paziente e valutare i sintomi riferiti.

Gli esami ormonali rappresentano un altro passaggio cruciale, perché consentono di capire come funzionano le ovaie e confermare eventuali squilibri. Tuttavia, anche questi esami devono essere eseguiti con attenzione: vanno effettuati in un periodo preciso del ciclo mestruale, di solito all’inizio, e senza l’assunzione della pillola anticoncezionale, che può alterarne i risultati. S

Quali sono le complicazioni a lungo termine associate alla PCOS?

La sindrome dell’ovaio policistico può avere un impatto significativo sulla qualità della vita. I cicli irregolari non solo creano disagio e difficoltà nel prevedere le mestruazioni, ma possono anche amplificare sintomi come la sindrome premestruale o il gonfiore. I disturbi cutanei, come l’acne ormonale resistente ai trattamenti, l’irsutismo e l’alopecia androgenetica, possono influire profondamente sull’aspetto estetico e sul benessere psicologico, condizionando la vita quotidiana e le relazioni sociali.

Inoltre molte donne con PCOS presentano sovrappeso, obesità o insulino-resistenza, fattori che aumentano il rischio di sviluppare diabete, ipertensione e alterazioni del colesterolo nel lungo termine, con possibili conseguenze cardiovascolari. Anche la salute psicologica può risentirne, con maggiore frequenza di ansia e depressione rispetto alla popolazione generale.

In che modo la PCOS può influire sulla fertilità?

Per lungo tempo le donne con sindrome dell’ovaio policistico hanno ricevuto informazioni scorrette o allarmanti riguardo alla loro fertilità, spesso date in età adolescenziale, generando ansia e preoccupazioni ingiustificate.

La fertilità nelle donne con PCOS è generalmente preservata: le ovaie contengono un numero elevato di follicoli e, quindi, il potenziale riproduttivo esiste. Tuttavia, a causa dei cicli irregolari o della mancata ovulazione periodica, il concepimento spontaneo può risultare più difficoltoso.

Grazie ai progressi della medicina riproduttiva, esistono oggi numerose opzioni: terapie farmacologiche mirate per stimolare l’ovulazione, interventi più avanzati e, se necessario, tecniche di fecondazione assistita.

Quali sono i trattamenti più efficaci per la PCOS?

Attualmente non esiste una cura definitiva per la sindrome dell’ovaio policistico. La PCOS va gestita, adattando il trattamento ai sintomi e alla fase della vita della donna. Lo stile di vita rappresenta la base di ogni gestione terapeutica. Mantenere un’alimentazione equilibrata, un peso corporeo adeguato e un’attività fisica regolare possono ridurre significativamente i sintomi della PCOS e migliorare il benessere generale.

Quando necessario, si possono associare terapie farmacologiche mirate e in alcuni casi possono essere utili integratori specifici, soprattutto per supportare la funzione metabolica o ormonale.

Endocrinologia E Malattie Del Ricambio
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