Per molto tempo, intorno ai trattamenti estetici si sono stratificati giudizi affrettati e convinzioni semplicistiche: risultati innaturali, percorsi standardizzati, attenzioni riservate a pochi. Oggi, però, questo approccio sta cambiando profondamente, lasciando spazio a una visione più consapevole, scientifica e inclusiva, dove estetica, salute e benessere si integrano in modo autentico.
La medicina estetica viene spesso raccontata attraverso immagini semplificate e stereotipi difficili da scardinare. Per molti è ancora sinonimo di volti stravolti, risultati artificiali o trattamenti standardizzati, pensati per inseguire mode passeggere più che per prendersi cura di sé. A questo si aggiunge l’idea, altrettanto radicata, che si tratti di un ambito riservato quasi esclusivamente alle donne, lontano dalla medicina “vera” e poco legato al concetto di salute. Eppure, la pratica clinica quotidiana racconta una storia diversa. La medicina estetica moderna si muove sempre più nel territorio della prevenzione, della personalizzazione e del benessere globale, intrecciandosi con altre specialità mediche e mettendo al centro l’ascolto del paziente.
Approfondiamo l’argomento con il dottor Tommaso Mairano, specialista in Medicina Estetica e Rigenerativa presso Humanitas Medical Care Principe Oddone.
La medicina estetica è davvero “solo per donne”?
L’idea che la medicina estetica sia un territorio riservato quasi esclusivamente alle donne è uno dei pregiudizi più diffusi. Tuttavia, osservando la realtà degli ambulatori, questa convinzione si sgretola rapidamente: oggi circa il 30% dei pazienti è costituito da uomini. Chi si avvicina a questi percorsi lo fa con obiettivi chiari e concreti: niente stravolgimenti, nessun eccesso, ma la volontà di preservare nel tempo ciò che già possiede. La salute, il tono fisico e un volto che esprima energia, affidabilità e vitalità diventano le priorità principali.
Per molti uomini prendersi cura del proprio aspetto non significa vanità, ma equilibrio e benessere globale. Sempre più spesso, infatti, emerge la consapevolezza che presentarsi curati influisce positivamente sulle relazioni e sulle opportunità professionali, dalla fiducia in sé stessi fino al riconoscimento economico. In questo senso, la medicina estetica smette di essere questione di genere e diventa uno strumento di cura personale e sociale, capace di valorizzare identità, sicurezza e qualità della vita, sia per le donne sia per gli uomini.
Uomini e donne chiedono le stesse cose?
Anche quando l’obiettivo è condiviso – apparire più freschi, riposati e in armonia con la propria età – uomini e donne vivono e percepiscono l’invecchiamento in modo diverso. Le donne, in genere, prestano maggiore attenzione alla qualità della pelle nel suo insieme: luminosità, uniformità del colorito, elasticità e comparsa delle rughe. Lo sguardo si concentra soprattutto sulla parte alta del volto, come la fronte e l’area tra le sopracciglia, dove i segni di espressione diventano più evidenti con il tempo.
Gli uomini, invece, tendono a soffermarsi di più sui cambiamenti dei volumi del viso. Con l’avanzare dell’età, i tessuti si spostano gradualmente verso il basso e in avanti, facendo perdere definizione alla linea mandibolare e allo stacco tra viso e collo. Questa diversa sensibilità è influenzata anche da fattori biologici: la presenza della barba, ad esempio, contribuisce a mantenere la pelle più spessa, tonica e idratata, rendendo meno evidenti alcune rughe che, invece, risultano più marcate nel volto femminile.
Il risultato artificiale è davvero inevitabile?
Uno dei timori più comuni è quello di ritrovarsi con un volto stravolto, dai lineamenti modificati in modo innaturale. Oggi, invece, l’approccio è completamente differente: l’obiettivo è valorizzare il viso in modo armonico, restituendo freschezza, luminosità e naturalezza, senza che sia possibile individuare con chiarezza il singolo intervento. Il risultato appare spontaneo, come se il volto avesse semplicemente ritrovato equilibrio, energia e vitalità.
A rendere possibile questo approccio è stata anche l’evoluzione scientifica e tecnologica degli ultimi anni, che ha rivoluzionato il modo di trattare il viso. Non si cerca più di contrastare la fisiologia naturale, ma di accompagnarla, rispettando i ritmi e le caratteristiche dei tessuti. Ogni trattamento diventa così un piccolo tassello inserito con precisione, costruendo gradualmente un risultato armonico, duraturo e perfettamente integrato con l’identità della persona.
Esistono trattamenti che sorprendono per naturalezza ed efficacia?
Tra i trattamenti più fraintesi c’è sicuramente la tossina botulinica. Spesso associata a volti rigidi e privi di espressività, in realtà può offrire risultati straordinariamente naturali, se dosata e applicata con precisione. Sono i dettagli – quantità, diluizione e punti di iniezione – a fare la differenza tra un volto “bloccato” e uno armoniosamente disteso.
La tossina consente di alleggerire le tensioni muscolari, valorizzare i tratti e ottenere un effetto lifting naturale su sopracciglia, zigomi e linea mandibolare, senza modificare i volumi del viso. Il risultato non appare artificiale, ma restituisce freschezza, armonia e vitalità: un cambiamento che sorprende per naturalezza, come se il tempo si fosse fermato per il volto.
“Se inizio, dovrò farlo per sempre”: mito o realtà?
Un altro dei falsi miti più diffusi è pensare che iniziare trattamenti estetici implichi una sorta di dipendenza o la necessità di continuarli a vita. In realtà, ogni trattamento è sempre una scelta libera: il paziente può decidere di fermarsi in qualsiasi momento, senza rischi per la pelle e senza peggioramenti improvvisi. Curare la pelle in modo corretto, anzi, aiuta a preservarne la salute e a rallentare i segni dell’invecchiamento.
Proprio da questa visione nasce il concetto di prejuvenation: intervenire in età giovane o non avanzata per mantenere ciò che la natura ha già donato, evitando in futuro procedure più invasive come lifting o correzioni sostanziali dei volumi. È un approccio preventivo, pensato per accompagnare l’invecchiamento in modo armonioso, graduale e naturale.
Perché il medico estetico non può essere un’isola?
La medicina estetica non è un’attività isolata: per ottenere risultati sicuri, naturali e duraturi, il medico deve lavorare all’interno di un vero e proprio network multidisciplinare. Dermatologi, chirurghi, neurologi, nutrizionisti e altri specialisti collaborano per garantire diagnosi precise, interventi mirati e prevenzione di eventuali complicazioni. Un segno sulla pelle, una tensione muscolare o una leggera asimmetria possono essere campanelli d’allarme di condizioni più complesse: senza il confronto con altri professionisti, questi segnali rischierebbero di passare inosservati.
È proprio in questo contesto che assume valore la prima visita, momento fondamentale di tutto il percorso. Non si tratta semplicemente di proporre un trattamento, ma di conoscere a fondo il paziente: ascoltarne le aspettative, comprendere lo stile di vita, individuare eventuali preoccupazioni e cogliere la dimensione psicologica che accompagna la scelta di prendersi cura di sé. Solo così il medico può integrare le informazioni cliniche con le esigenze personali e costruire un percorso su misura, sicuro e coerente con l’identità e il benessere del paziente.
Una presa in carico a 360 gradi del paziente
La visita estetica si trasforma in una valutazione medica globale: non ci si limita all’osservazione del volto, ma si analizzano la pelle, la muscolatura, il cavo orale, l’occlusione dentale e il loro equilibrio reciproco, leggendo il corpo come un sistema complesso e interconnesso. Questo sguardo ampio permette di intervenire in modo consapevole, non solo per migliorare l’aspetto esteriore, ma anche per tutelare la salute, prevenire squilibri e contribuire concretamente alla qualità di vita del paziente.
All’interno di Humanitas Medical Care Principe Oddone, la medicina estetica e rigenerativa si inserisce in un modello di cura strutturato e condiviso, basato sull’ascolto, sulla personalizzazione e sul dialogo costante tra specialisti. Ogni percorso nasce da una valutazione attenta e viene costruito su misura, rispettando l’unicità della persona, i suoi bisogni e gli obiettivi, con l’intento di ottenere risultati armonici, naturali e sostenibili nel tempo.
Superare i cliché significa proprio questo: smettere di considerare la bellezza come un traguardo isolato o superficiale, un’emergenza da risolvere una tantum, e riconoscerla come l’espressione visibile di un equilibrio più profondo. Un equilibrio fatto di salute, consapevolezza e benessere, in cui l’aspetto esteriore diventa la naturale conseguenza di un percorso di cura autentico e integrato, assistito da specialisti.

