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Disturbi della comunicazione e del linguaggio nei bambini: cosa sono, come riconoscerli e curarli

Ogni bambino ha i propri tempi nello sviluppo del linguaggio, ma esistono alcuni segnali che possono aiutare i genitori a riconoscere eventuali disturbi, e rivolgersi a un esperto per intervenire in modo precoce e mirato.

Ne parliamo con la dottoressa Azia Sammartano, foniatra esperta in età evolutiva presso Humanitas Medical Care Principe Oddone.

Cosa si intende per disturbi della comunicazione?

I disturbi della comunicazione e del linguaggio sono condizioni diverse e piuttosto frequenti in età evolutiva che nella maggior parte dei casi non sono legati a malattie di base. La comunicazione è un concetto molto più ampio del “parlare”: ad esempio, i bambini comunicano anche quando indicano un oggetto, quando guardano l’adulto per condividere un’esperienza, quando sorridono o mostrano qualcosa di interessante. Il linguaggio verbale, ovvero la parola prodotta dal sistema di fonazione – è solo uno degli strumenti che utilizziamo per comunicare, e che inizia a svilupparsi verso i 12 mesi di vita del bambino.

In caso di disturbi, i primi segnali di una possibile difficoltà possono comparire già intorno ai 18 mesi. A volte ciò che preoccupa di più i genitori è il fatto che il bambino non parla, ma è fondamentale osservare anche quanto comprende delle parole che gli vengono dette. In genere, infatti, i bambini capiscono molte più parole di quante riescano a dire. Pertanto, i principali segnali che possono indicare la presenza di un disturbo dello sviluppo del linguaggio sono:

  • vocabolario molto limitato
  • produzione solo di suoni o di vocali mal prodotte
  • scarsa risposta a richieste semplici come indicare oggetti e giochi.

Cosa fare se si riconosce una difficoltà di linguaggio del bambino?

Se si notano difficoltà del bambino nella comunicazione, il primo passo è parlarne con il pediatra di libera scelta perché è il professionista conosce la storia del bambino e può raccogliere informazioni sul linguaggio, sul gioco e sulla capacità di relazione. In alcuni casi, durante la visita pediatrica, il medico può utilizzare questionari da somministrare ai genitori che aiutano a capire quante parole il bambino comprende, quante ne produce e come si relaziona con gli altri.

Esistono diversi tipi di disturbi e difficoltà della comunicazione: i disturbi primari sono associati allo sviluppo del linguaggio, mentre quelli secondari fanno parte di quadri più complessi che possono richiedere approfondimenti diagnostici e visite specialistiche. In questo contesto, il foniatra si occupa dell’inquadramento medico-clinico del bambino, definendo la tipologia del disturbo e individuando le priorità di intervento. La visita foniatrica cambia molto in base all’età del bambino: nei bambini più piccoli il foniatra osserva soprattutto il gioco e la comprensione del bambino in situazioni naturali, coinvolgendo attivamente i genitori, mentre nei bambini più grandi, e durante la crescita, la valutazione diventa più strutturata e permette di esplorare aspetti diversi del linguaggio, come la produzione dei suoni, la comprensione delle parole, la costruzione delle frasi e la capacità di raccontare una storia.

La valutazione specialistica e la diagnosi corretta permettono a molti bambini di recuperare o imparare a compensare efficacemente le proprie difficoltà, soprattutto quando vengono accompagnati nel modo giusto e al momento giusto.

Come si curano i disturbi del linguaggio?

È importante sapere che i disturbi del linguaggio non si curano con farmaci ma, quando è indicato un trattamento, in genere si tratta di percorsi personalizzati di riabilitazione ed educazione al linguaggio, che spesso includono logopedia, neuropsicomotricità o interventi psico-educativi, spesso integrati tra loro.

Le terapie non hanno una durata prestabilita, ma procedono per obiettivi e priorità, cioè vengono definiti alcuni traguardi che vengono rivalutati nel tempo. Una delle priorità è aiutare il bambino a capire ciò che accade intorno a lui, ciò che gli viene chiesto e il contesto in cui si trova, per costruire una comunicazione efficace. Parlare, senza comprensione, infatti, rischia di diventare solo una ripetizione meccanica di suoni e parole.

Il coinvolgimento della famiglia, e la collaborazione tra terapisti, famiglia, scuola, è una parte essenziale del percorso di terapia dal momento che la terapia inizia con la seduta in ambulatorio ma continua nella vita di tutti i giorni.

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