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La Medicina d’insieme si amplia grazie all’arrivo di Michela Calandretti

«Mi occupo di accompagnare le persone in difficoltà, temporanea o patologica, verso un benessere mente-corpo, usando come strumento il movimento» racconta la dottoressa Michela Calandretti, Psicologa Clinica della Riabilitazione con oltre 25 anni di esperienza.

Il movimento e lo sport sono un valido supporto per chi ha perso il rapporto con il proprio corpo, condizione che può riguardare chiunque: a raccontarlo è la dottoressa Michela Calandretti, che arricchisce l’esperienza del Centro di Medicina d’insieme di Humanitas Gradenigo, coordinato dalla dottoressa Viviana Contu.

«La psicologia del movimento e l’attività motoria adattata sono rivolte a tutti – spiega la dottoressa Calandretti – a pazienti di qualsiasi età e con problematiche di base diverse. Sono strumenti di cura, ma anche di prevenzione. Penso ad esempio a chi ha attacchi di panico, ansia, disturbi del sonno e dello stress, ma anche a chi riscontra problematiche posturali. Sono rivolte poi a chi ha patologie neurodegenerative, neurologiche e oncologiche. Gli effetti di uno stile di vita attivo in pazienti affetti da tumore, ad esempio, sono riconosciuti da anni: il corretto movimento aiuta a ridurre gli stati infiammatori, diventa un valido supporto per la guarigione e previene ad esempio le recidive.  Forza muscolare e conseguente miglioramento dello stato circolatorio e del sistema nervoso sono poi strettamente collegati a un miglioramento del tono dell’umore, aspetto fondamentale per chi incorre nella malattia».

In cosa consiste la sua visita?

«Utilizzo il metodo MC, metodo consapevole, capace di conciliare il rapporto tra movimento fisico e attività cognitiva – spiega la dottoressa Michela Calandretti – e che nasce dall’unione del mio percorso di studi in scienze motorie e psicologia clinica, partendo dal concetto che nell’essere umano mente e corpo non si possono disgiungere.  Il primo passo fondamentale è il dialogo con il paziente, poi naturalmente raccolgo dati antropometrici e utilizzo test fisici. Non esistono protocolli stabiliti: i percorsi di attività fisica sono personalizzati perché i pazienti hanno patologie di base diverse, e dunque le finalità terapeutiche sono differenti. Solitamente il percorso prevede sedute di movimento plurisettimanali, anche se poi sport e moto diventano uno stile di vita quotidiano che si può poi replicare autonomamente ad esempio attraverso la camminata, il trekking ed esercizi a corpo libero con o senza sovraccarico».

Cosa significa per lei Medicina d’Insieme?

«Lavorare in una équipe multidisciplinare è un supporto fondamentale per il percorso di cura dei pazienti – conclude – ed è un concetto che si sposa perfettamente con il mio metodo di lavoro che prevede appunto l’approccio motorio, ma anche cognitivo-psicologico. Al centro c’è il benessere e la cura del paziente nel suo complesso, con l’obiettivo di aumentarne la qualità di vita».