Il nervo ottico e le sue patologie da tenere sotto stretto controllo

Le neuriti ottiche e il glaucoma sono le forme più importanti, frequenti e pericolose. Di natura rispettivamente infiammatoria e degenerativa, richiedono specifici esami diagnostici e adeguate terapie di controllo.

 

Il nervo ottico svolge un’attività di primaria importanza per la vista: di fatto, è il cavo che trasporta al cervello l’impulso elettrico generato dall’impatto della luce sulla retina. Al contrario di quanto si crede, non è l’occhio a vedere bensì il cervello: l’occhio si occupa semplicemente di rendere “commestibile” l’informazione visiva al cervello, organo che funziona attraverso la codifica di impulsi puramente elettrici. Affinché si veda bene è perciò necessario che il nervo ottico funzioni bene, a prescindere dall’integrità dell’occhio.

Quali sono le principali patologie che possono compromettere le funzioni del nervo ottico?

Sono numerose, anche se per importanza, frequenza e potenziale capacità di compromissione della funzione visiva spiccano le forme infiammatorie e quelle degenerative. Le prime sono definite neuriti ottiche e possono interessare il nervo ottico in qualunque punto del suo decorso. Sono causate da un’iperattività del sistema immunitario o, più raramente, dall’azione di un batterio o di un virus. Si dividono in retrobulbari, quando l’infiammazione colpisce il nervo dopo la sua emergenza dall’occhio e bulbari o anteriori, quando invece il nervo ottico è interessato proprio laddove esce dal bulbo.

Come si manifesta la neurite ottica e quali sono i suoi sintomi principali?

In genere l’infiammazione agisce sul tessuto in modo molto rapido. Tipicamente le neuriti ottiche sono eventi acuti che si manifestano con un repentino calo della vista, ma anche con un difetto centrale del campo visivo e con un’alterazione della sensibilità cromatica che porta il paziente a distinguere con fatica il rosso dal verde. Infine, nelle forme retrobulbari la malattia è spesso accompagnata dal dolore legato al movimento dell’occhio.

Come viene diagnostica la neurite ottica e quali sono le terapie che il paziente ha a disposizione?

Molto spesso le neuriti ottiche sono espressione di malattia demielinizzante: si perdono cioè una o più placche di mielina, la sostanza che riveste il nervo ottico e che è fondamentale per consentire all’impulso elettrico di saltare rapidamente fino al cervello. I cosiddetti Potenziali evocati visivi sono l’esame specifico che consente la valutazione funzionale di questo fenomeno e permette di capire se l’infiammazione è in atto. Ma è di fondamentale importanza anche l’esame del campo visivo, vale a dire la porzione di spazio che possiamo abbracciare mantenendo lo sguardo fisso in avanti. Ed è infine prezioso anche un esame diagnostico non strettamente oftalmologico come la Risonanza magnetica. La terapia si avvale del cortisone e spesso determina consistenti miglioramenti, soprattutto nei primi episodi di neurite ottica. Tale patologia infatti purtroppo può presentare delle recidive.

La più nota patologia degenerativa del nervo ottico è invece rappresentata dal glaucoma. Che cos’è? Quali sono le cause della malattia?

Il suffisso “oma” può trarre in inganno, ma il glaucoma non è un tumore dell’occhio bensì una patologia a carico del nervo ottico che ne determina la progressiva degenerazione. Dal punto di vista funzionale equivale a una perdita progressiva del campo visivo, mentre dal punto di vista anatomico si caratterizza per un graduale schiacciamento della testa del nervo ottico. In passato si pensava che l’erosione della testa del nervo ottico e la conseguente perdita di campo visivo fossero la conseguenza di un’elevata pressione intraoculare, ma in tempi più recenti si è scoperto che non è sempre così. Ci sono pazienti con pressione oculare assolutamente normale che hanno i segni e i sintomi della malattia glaucomatosa e altri che, con pressione più elevata della media, mai sviluppano nel corso della loro vita il glaucoma. Possiamo perciò dire che l’ipertensione dell’occhio non è la causa del glaucoma bensì un fattore di rischio, di sicuro il più importante.

Come ci si accorge della presenza del glaucoma e come lo si può curare?

In caso di glaucoma cronico semplice, la forma più comune, il paziente non avverte sostanzialmente alcun sintomo fino a quando il progressivo restringimento del campo visivo non lo porta a capire che qualcosa non va e lo spinge dunque a rivolgersi a un oculista. Spesso però in questi casi è tardi, e il danno subito non è più recuperabile. Che sia di forma ipertensiva o normotensiva, il glaucoma va diagnosticato precocemente per evitare di andare incontro a conseguenze che possono essere molto gravi. Non a caso il glaucoma è definito “il ladro silenzioso della vista”: il paziente deve sottoporsi a controlli di routine proprio per evitare di farsi sorprendere da chi è in grado di manifestarsi senza aver dato alcun preavviso. A livello di terapia, si può agire in maniera efficace sul suo principale fattore di rischio: la pressione oculare può essere abbassata con specifici colliri che hanno l’obiettivo di proteggere il campo visivo del paziente dall’insulto pressorio. Proprio l’esame del campo visivo (o esame perimetrico) è il migliore indicatore nel follow-up della malattia glucomatosa: si tratta di un test psicofisico che misura la sensibilità alla luce in vari punti della nostra retina, in ultima analisi la funzionalità del nervo ottico. Proprio in quanto psicofisico, l’esame perimetrico è soggetto a variabilità legata alle condizioni momentanee del paziente come stanchezza o disattenzione nonché alla fluttuazione del suo stato di sensibilità. È perciò necessario saper distinguere con ragionevole certezza se un esame che risulta più compromesso del precedente sia realmente espressione di una progressione del danno glaucomatoso o non sia da considerarsi un artefatto. Trattandosi di un momento cruciale per guidare il comportamento terapeutico, per scoprire se c’è un’effettiva progressione del danno glaucomatoso io solitamente eseguo un’analisi di regressione lineare: si tratta di un procedimento statistico che permette di calcolare qual è la probabilità che il campo visivo stia effettivamente peggiorando e, in caso affermativo, quale sia la velocità di tale progressione. Potrò così giudicare se il trattamento in atto è efficace o, se è necessario rinforzare la terapia, o, in ultima istanza, procedere all’intervento chirurgico.

Il glaucoma rappresenta la prima causa di cecità nel mondo occidentale. Quali sono le misure di prevenzione? Quali, infine, gli strumenti più moderni adottati dall’Oculistica?

In tema di prevenzione, va sottolineato che il glaucoma è una malattia dalla notevole componente ereditaria: i parenti di pazienti con glaucoma o morti ciechi per cause non meglio precisate sono soggetti da valutare con particolare attenzione, perché a rischio. A tutti il consiglio è quello di sottoporsi a una visita oculistica con misurazione della pressione oculare e valutazione del fondo dell’occhio. Negli ultimi anni, soprattutto in risposta ai pazienti che peggiorano nonostante una normale pressione oculare, sono stati individuati e introdotti integratori da assumere per bocca e nuovi colliri mirati alla neuro-protezione, atti a difendere il nervo ottico dagli eventi lesivi provocati dalla malattia glaucomatosa. Si tratta di un approccio alternativo, che protegge le cellule del nervo ottico dall’insulto glaucomatoso. Dal glaucoma non si guarisce, ma tenerlo sotto controllo risulta fondamentale.